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Saranno pubblicati in ordine di data di arrivo. Vi ringraziamo fin d'ora.
Le opinioni espresse su questa pagina, di cui ciascun firmatario si assume ogni responsabilità, possono ovviamente non rispecchiare il pensiero dei conduttori di questo Sito, ma siamo troppo rispettosi delle idee degli altri per pensare anche lontanamente di doverle o poterle censurare.
Esprimeremo quindi le nostre considerazioni, ma solo se riterremo di doverlo fare.

(La Commissione incaricata della loro valutazione si riserva, per ovvii motivi di opportunità e di spazio, il diritto di ridurne o sintetizzarne il contenuto.
Se qualcuno dovesse sentirsi "offeso" o "diffamato" da qualche frase, commento o altro espresso sulle pagine di questo nostro Sito non ha che da farcelo sapere. Provvederemo immediatamente a valutare ogni situazione e, se necessario, cancellare quanto in discussione scusandocene con i diretti interessati per l'involontario errore, non essendo assolutamente nel nostro DNA qualsiasi pensiero di offesa o diffamazione).

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Ricevuto da GIGARO 88 a fine maggio 2011:

L'ennesimo articolo a tutta pagina sulla pista ciclabile del Castellano ci costringe di nuovo ad intervenire. Gli Amici della Bicicletta organizzano la pulizia "simbolica" della pista che versa in uno stato di abbandono, con la speranza di richiamare l'attenzione delle amministrazioni e dei cittadini sulla necessità di un suo recupero. Ci siamo sempre dichiarati contrari ad intervento così invasivo e, a nostro avviso, era opportuno che le associazioni che si occupano di tutela e valorizzazione dell'ambiente, bloccassero a suo tempo un'opera del tutto inadeguata per un ecosistema ad alto valore ecologico e paesaggistico. Un'opera quindi ad alto impatto ambientale, quasi inutile dal punto di vista sociale e dispendiosissima in termini di messa in sicurezza. Eppure, nessuno è mai intervenuto valutando le conseguenze negative che poi puntualmente si sono verificate. Forse nessuno ha mai visionato o compreso il progetto finché non ha visto enormi ruspe massacrare le sponde, una muraglia di gabbionate anche in alveo e, soprattutto, gli enormi danni sulla pista determinati da due piene recenti assolutamente non eccezionali. Ma ormai il danno è fatto e quindi questi ardimentosi volontari domani faranno il gesto "simbolico" (così si legge sul giornale) di pulire la pista. Come se il problema fosse solo questo. Noi proporremmo di far pagare i danni ai responsabili di questo scempio. L'Assessore provinciale Mariani spiega che i lavori sono stati interrotti per il maltempo nel mese di marzo che ha causato una frana piuttosto importante. Dai sopralluoghi effettuati dai giovani membri dell'associazione Gigaro88 risulta che l'enorme frana sulla sponda destra, è la conseguenza non del maltempo ma della pista ciclabile. Le nove file di gabbioni sulla sponda sinistra poco a monte di essa, di cui almeno tre in alveo, hanno determinato lo spostamento del flusso della corrente verso la sponda destra, erodendola alla base e determinando l'enorme ed evidente danno. Leggiamo che l'Amministrazione Provinciale si impegnerà a trovare i (nostri) soldi ed a continuare i lavori. Restiamo fortemente preoccupati della reale necessità di utilizzo di queste risorse.
ASSOCIAZIONE GIGARO 88

Ricevuto da Gigaro 88, in data 20 marzo 2011

Abbiamo sentito che l'Amministrazione Provinciale sta cercando di reperire, anzi avrebbe già reperito, fondi per riparare i danni sulla pista ciclabile che le piene recenti del torrente Castellano hanno causato. Eppure, questi eventi accaduti a distanza di poco tempo, erano assolutamente prevedibili.
Temiamo che siano soldi sprecati, come lo sono stati tutti quelli fino ad ora spesi e lo saranno ancor di più quelli necessari in seguito a garantire la difficile manutenzione di una pista troppo ampia e localizzata in un territorio molto fragile. Gli ascolani tacciono, le amministrazioni non sono tecnicamente in grado di valutare il problema o forse non vogliono, le associazioni si accapigliano per i nove "cipresseti" di Piazza Ventidio Basso e perdono di vista problemi più importanti. Proprio le associazioni che dovrebbero avere nelle loro finalità statutarie il compito di vigilare e denunciare i danni ambientali, non sanno come agire, vittime del "peccato originale" di averla a suo tempo sostenuta e dell'idea che ormai la pista già esiste e quindi va conservata. Ma chi ha studiato veramente a fondo il problema? Non lo hanno fatto i progettisti "bocciati" dal Castellano che ha dimostrato con precisione gli errori progettuali (tutti quelli che il Comitato aveva da tempo segnalato!), non lo hanno fatto le associazioni (l'unica è stata Legambiente che si è accodata alle proteste di Gigaro 88), non lo stanno facendo gli attuali amministratori che pensano solo a far vedere la loro efficienza ma senza approfondire le questioni tecniche. In un recente sopralluogo sul Castellano ci siamo accorti che il danno del corso d'acqua sulle gabbionate di sostegno necessarie alla pista e sulla pista stessa sono di gran lunga più ingenti di quelli che avevamo ipotizzato. La modifica dell'alveo, dovuta alle gabbionate (abbiamo contato anche nove file di gabbioni di cui almeno due in alveo) ed ai movimenti di terra, hanno determinato inoltre l'accentuazione dei fenomeni erosivi in alcuni tratti delle sponde fluviali che in precedenza non avevano problemi, per cui i costi di un efficace intervento di messa in sicurezza di tutta l'area saranno enormi. Per non parlare della caduta di detriti, piante e massi di grossa dimensione che si sono verificati sul tracciato, dovuti alla riduzione di stabilità della scarpata posta a monte della pista. I danni del pesante intervento sulle ripide e fragili sponde del Castellano continueranno a manifestarsi e saranno sempre maggiori. Pensate se la pista fosse stata inaugurata? Che bella "roulette russa" per i ciclisti o i disabili in carrozzina!!
Per la messa in sicurezza della pista, sicuramente la somma reperita non basterà.
I cittadini ascolani, nell'immaginare di percorrere questa pista godendo della bellezza di un posto sfregiato da un progetto assurdo, facciano anche un piccolo sforzo per capire che dovranno cacciare di tasca propria "tanti soldini" per garantire la sua manutenzione e gestione (compresa la vigilanza). E quanti mesi dell'anno sarà fruibile un posto così scomodo da raggiungere ed isolato da altri percorsi?
Vogliamo riproporre la lettera che il Referente del C.I.R.F. (Centro Italiano Riqualificazione Fluviale) delle Marche, dott. Geologo Andrea Dignani scrisse al Comitato Gigaro 88: "concordo pienamente con le vostre posizioni, da quello che ho visto nelle foto mi appare evidente: l'assenza di una analisi geomorfologica in grado di valutare la dinamica fluviale, l'assenza di opere di Ingegneria Naturalistica realizzate in coerenza con la dinamica fluviale, l'assenza di una reale analisi di fattibilità dell'opera e quindi la valutazione dell'opportunità realizzativa e/o valutazione di tracciati alternativi".
Ma ormai la pista è fatta! Il danno ambientale chi lo paga? I costi di manutenzione e gestione della pista saranno onerosi, non saranno sufficienti neanche gli interventi di ingegneria naturalistica e sarà difficilissimo garantire la sua assoluta sicurezza a causa delle vistose pendenze e della esagerata vicinanza all'alveo fluviale.

ASSOCIAZIONE GIGARO 88



Da Nazzareno Galanti, in data 19 marzo 2011:

"Prima che sia troppo tardi". E' il titolo eloquente di un dossier che il Movimento d'opinione "Ascoli Nostra" realizzò nel giugno del 2000, con lo scopo di documentare "senza voler creare alcun genere di gratuito allarmismo… i rischi che derivano da una mancanza/carenza di manutenzione del patrimonio urbanistico della nostra città". Decine i casi elencati in quel "dossier", diversi dei quali purtroppo ancora attuali, come quello di Viale della Rimembranza. Nella scheda relativa, tra l'altro, si diceva che già in passato si erano verificati cedimenti, "anche con più o meno gravi danni alle auto in sosta". Copia di quella documentazione fu allora consegnata al Sindaco, al Difensore Civico, al Prefetto, al presidente della Provincia, alla Soprintendenza e ad altri Enti e personaggi.
Proprio su quella strada si ebbe poi a registrare, l'anno successivo (2001), la distruzione di alcune automobili per i problemi collegati alla spinta del terreno sovrastante.
Sappiamo quindi dei danni riportati da alcune auto nei giorni passati, a seguito delle ultime forti piogge.
Delle tante considerazioni che si potrebbero fare su quest'argomento, ci venga consentito di evidenziarne almeno una. Le foto di oggi, messe a confronto con quelle dell'anno 2000, mostrano che "ieri" il muro era arrivato a toccare i pali dei lampioni e "oggi" quegli stessi pali appaiono sensibilmente inclinati.
Pertanto, alla luce degli eventi descritti, poiché immaginiamo che -essendo la strada stata riaperta e le auto tornate lì nuovamente in sosta- tutti i controlli e verifiche siano stati fatti, gradiremmo di leggere anche qualche parola di conforto sullo stato di quell'antico manufatto e sulle attuali condizioni delle essenze arboree sovrastanti.
Visto infine che vari altri casi, segnalati dal dossier dell'anno 2000 di Ascoli Nostra, sono rimasti più o meno nelle condizioni di allora (con oltre dieci anni di storia in più), forse varrebbe la pena di riprendere quest'argomento, per scongiurare qualsiasi tipo di pericolo per l'incolumità pubblica, magari…. "prima che sia troppo tardi".
(1 - continua)



Da Nazzareno Galanti, in data 12 marzo 2011:

Dopo un inverno così freddo e lungo, tante famiglie di Campo Parignano sono già in attesa del ritorno delle belle giornate primaverili, per poter trascorrere finalmente qualche ora del giorno sotto il sole, magari a piazza Diaz, l'unica del loro quartiere.
Abbiamo però anche letto nei giorni passati che la piazza suddetta sarà interessata, fin dai primi giorni di questo mese di marzo, da importanti lavori di riqualificazione.
Si è tutti generalmente felici anche se ci si rende conto che, per migliorare uno spazio come quello, è certamente necessario essere pure pronti a qualche sacrificio e rinuncia. D'altra parte c'è anche chi teme -conoscendo come si sono a volte vissute esperienze del genere- l'eventuale protrarsi dei lavori oltre i tempi effettivamente necessari.
Sarebbe davvero un peccato, perché sarebbero penalizzati soprattutto i bambini e gli anziani del quartiere.
Speriamo allora vivamente che questa volta, anche in considerazione di quanto detto, l'Amministrazione comunale e la Ditta appaltatrice vogliano offrire una particolare dimostrazione di sensibilità riguardo questo aspetto.
Si calcolino i tempi strettamente necessari per i lavori da eseguire e, insieme a tutti gli altri dati che si indicano in questi casi, si scriva in bella evidenza la data del giorno in cui la piazza potrà tornare ad essere goduta da tutti. Quindi si faccia quanto possibile affinché quella promessa venga rispettata.
Perché è chiaro che, se i lavori procederanno speditamente, col giusto personale e senza interruzioni (se non quelle dovute al maltempo), nessuno domani potrà lamentarsi del tempo perduto e perché in questo caso saremo in tanti a seguire quelle opere, un giorno dopo l'altro.
Si spera infine che, a questo punto, i lavori suddetti comincino prima possibile e che vogliano comprendere anche la pulizia delle mura dai tanti indecenti scarabocchi, cosicché il giorno dall'inaugurazione saremo tutti felici di poter festeggiare e ringraziare il sindaco, i tecnici del Comune e l'impresa esecutrice.


Ricevuto da Gigaro 88 in data 26 febbraio 2011:


Circa un’ora fa sono passato in piazza Roma ed ho potuto ammirare la stupenda facciata della chiesa della Scopa finalmente libera dalle impalcature e dall’immondizia (speriamo che duri!).

Sono rimasto sconvolto nel vedere l’addobbo, spero posticcio, sistemato per l’inaugurazione di oggi pomeriggio, lateralmente alla scalinata della chiesa.

Blocchi di tufo (pietra vulcanica assolutamente estranea) appoggiati sulla scalinata di travertino a creare due aiuole da fiera del florovivaismo. Ci mancavano solo biancaneve e i sette nani e una piccola fontanella.

Qualcuno ha pensato che la facciata dovesse essere abbellita perché così era troppo spoglia; forse serviva qualcosa di barocco che richiamasse lo stile.

Povera Ascoli!!!!


GIGARO 88

28 febbraio 2011
Salvaascoli si è informata.
Ci è stato assicurato che l'addobbo floreale fuori della chiesa sarà presto rimosso, essendo stato allestito solo per i giorni dell'inaugurazione.




Da Nazzareno Galanti (Provincia Nova) - Una letterina per un emendamento
in data 24 gennaio 2011


Mercoledì prossimo il Consiglio comunale voterà il "Regolamento per la disciplina dell'uso delle aree pubbliche o ad uso pubblico del centro storico".
Alcune associazioni, e tra queste Provincia Nova, hanno proposto delle osservazioni, su invito esplicito in tale senso: speriamo siano state distribuite a tutti i consiglieri comunali, unitamente al testo che dovranno approvare, perché il documento istruttorio non fa riferimento alcuno a tali segnalazioni e pertanto non sappiamo se e quanti consiglieri mercoledì le avranno a mente.
Questo mio intervento è dovuto al fatto che non vi è stata la possibilità di un confronto conclusivo, nelle opportune sedi, prima dell'approvazione definitiva del testo della delibera (che è rimasto lo stesso di giugno scorso), specialmente dopo le recenti prese di posizione delle varie Associazioni di categoria. Con l'occasione mi sia consentito di ringraziare sentitamente Quintarete e Radio Ascoli per la sensibilità dimostrata (come sempre, su temi di forte interesse cittadino) nel voler affrontare quest'argomento, anche se -comprensibilmente- il contributo offerto in quelle sedi non poteva essere che limitato, per i tempi tecnici e per la comprensibile logistica di quelle stesse trasmissioni.
Prego allora le redazioni degli organi d'informazione cui questo comunicato è diretto di volermi offrire almeno un piccolo spazio per un ultimo appello al Consiglio comunale, con la viva speranza che almeno qualche consigliere voglia far proprio l'emendamento che qui di seguito propongo.
"Visto che le chiese non fruiscono in genere degli spazi antistanti il sagrato (con l'esposizione di tavoli, sedie, poltroncine e ombrelloni), viene disposta la individuazione di due "aree di rispetto", della profondità di metri 50 cadauna, a Piazza Arringo di fronte alla cattedrale ove sono venerate le spoglie del Santo Patrono della città e a Piazza Roma, ove nella chiesa di Santa Maria della Carità è istituito il culto della "adorazione eucaristica perpetua". Viene altresì disposto che tali zone di rispetto vengano indicate nella forma tecnicamente più opportuna e meno invasiva".
I motivi che mi portano a formulare tale richiesta sono da ricercare principalmente sulla base di due semplici ma fondamentali considerazioni: uno, queste chiese sono frequentate costantemente da numerosissimi fedeli (migliaia ogni settimana); due, possono altrimenti continuare a verificarsi situazioni non opportune se non contrastanti con le funzioni religiose, dovute a foniche, schiamazzi, ingombri o altro. Visto che si parla tanto, giustamente, del rispetto che dobbiamo portare elle altre religioni, credo sia allora altrettanto giusto ricordarsi anche, almeno in certi momenti decisivi come questo, di quella che è la religione della stragrande maggioranza dei nostri concittadini.
Ringrazio fin d'ora per quanto si riterrà di voler fare nel senso indicato.



Dall'ASSOCIAZIONE GIGARO88, in data 5 gennaio 2011, abbiamo ricevuto la seguente lettera, avente per oggetto
I NUOVI PARCHEGGI DI VIA COLOMBO (in area archeologica dietro il Tribunale di Ascoli Piceno):

"Che tristezza il parcheggio che si sta realizzando dietro il palazzo di giustizia. La scelta progettuale è a dir poco discutibile da tutti i punti di vista:

· l’impatto visivo dei muri e delle auto è enorme

· aumenta il flusso di traffico in pieno centro storico

· aumenta l’inquinamento

Stendiamo un velo pietoso sull’iter seguito dal Comune nell’attuazione del progetto e sull’opposizione poco incisiva (si devono leggere per tempo e attentamente i progetti, per poter esprimere obiezioni di un certo peso - pista ciclabile sul Castellano docet!!).

Ci sconcerta che il Comune per giustificare le sue scelte in corso d’opera faccia riferimento a “rinvenimenti archeologici imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale” che hanno fatto sì che il progetto originale venisse modificato, quindi la palificata è stata arretrata e in questo modo si sono venuti a creare “miracolosamente” nuovi parcheggi. Ma ci prendono per stupidi? Tutti gli ascolani sanno che dietro al Tribunale ci sono alcune “domus” romane ricoperte e fu ritrovato negli anni ’50 il celebre mosaico bifronte.

Con la stessa cifra spesa per gli enormi sbancamenti di terra e gli impattanti muri di contenimento si sarebbe potuto arretrare e ripristinare il muro in travertino di via della Rimembranza, aumentando ugualmente i posti macchina, creando di fatto un parcheggio semi interrato e completamente mascherato e mantenendo intatta la superficie a verde resa fra l’altro più fruibile dalla minore pendenza ottenuta e ben integrata ai reperti archeologici rinvenuti.

Il muro di travertino di viale della Rimembranza da tempo richiede un grosso intervento di restauro; il muro spesso ha ceduto, in seguito alle piogge ed al peso della vegetazione sovrastante in abbandono da molto tempo, determinando notevoli danni alle auto, che le amministrazioni comunali hanno dovuto risarcire, dimostrando di fatto le loro inadempienze.

All’abbandono di questo muro e del verde circostante, corrisponde invece l’efficientismo di opere inutili come la sistemazione dello spazio poco distante, destinato alle sgambature dei cani, ridottissimo e su una scarpata adatta agli stambecchi. Ci chiediamo come si possano raccogliere le feci su una tale pendenza!!!

La “ciliegina sulla torta” è l’ultimo intervento di sistemazione delle scarpate del parcheggio: la creatività progettuale ha escogitato il più banale sistema per un centro storico di valore come quello di Ascoli conosciuta da tutti come la “città del travertino”, e cioè dei ridicoli moduli in calcestruzzo pressovibrato. Non si poteva fare un concorso di idee fra gli studenti di architettura per cercare una soluzione migliore ed impegnare i rari scalpellini che ancora sopravvivono, valorizzando così anche le nostre preziose risorse umane?. Quindi, nel calcolo costi-benefici, il parcheggio è un’opera costosissima sul piano economico ed ambientale con l’unico vantaggio di avere appena qualche decina di posti auto in più. La città tace dinanzi ai “nuovi barbari” che hanno invaso, forse conquistato, la nostra città.

Associazione Gigaro88


Dall'Associazione GIGARO 88, in data 4 gennaio 2011, abbiamo ricevuto la seguente lettera, avente per oggetto LA MALAPOTATURA:

Ennesimo caso di cattiva gestione e manutenzione del verde urbano pubblico. Questa volta a farne le spese sono ancora gli olivi di Via Spalvieri e alcune aiuole in zona Monticelli. Interventi effettuati senza tener conto di qualsiasi basilare principio di botanica ed arboricoltura. Se da una parte possiamo perdonare il periodo di effettuazione del taglio, che dovrebbe essere però ancora ritardato per evitare le gelate invernali, non possiamo non criticare i metodi con cui le piante sono state potate. A Monticelli alcune piante di Lagerstroemia indica hanno ricevuto un trattamento non molto gradito e la forma è peggiorata dopo la potatura. I potatori infatti si sono limitati a tagliare le terminazioni delle branche secondarie senza effettuare tagli di ritorno o diradare la vegetazione sottostante. Veramente scandaloso, e questo potrebbero dirlo anche i non specialisti, il modo con cui sono stati fatti i tagli: rami scortecciati, sfibrati, mozziconi lasciati. Tutto ciò andrà a costituire un punto di notevole debolezza della pianta che non potendo compartimentare bene i tessuti sarà soggetta ad attacco di patogeni, come virus, funghi e batteri.
In via Spalvieri la questione degli olivi tiene banco da tempo: circa 3 anni fa infatti sono stati completamente capitozzati. Quello che poteva essere l'esempio di un meraviglioso filare di olivi ornamentali, è ridotto a una specie di pali di legno, posti a limitare le due corsie di una strada. Dopo una capitozzatura, si rende necessario un certo periodo di recupero della pianta, con pochi e piccoli interventi mirati alla nuova formazione della chioma. In questo caso stiamo assistendo invece ad interventi sempre più rudi, in un epoca sbagliata, con tecniche errate. Tronchi completamente spogliati dei succhioni, che appaiono veramente brutti e tagli esagerati, per poi vedere qualche sparuto ciuffo di vegetazione all'apice delle branche primarie.
Ma allora serve veramente la potatura? A pensarci bene una pianta si pota "da sola": l'attacco di un insetto, di un fungo, un suo particolare stato, possono determinare il disseccamento di qualche ramo che l'operatore può rimuovere salvaguardando tutto ciò che la pianta ha preziosamente costruito in tanti e tanti anni. Poche volte si riesce ad apprezzare il portamento naturale di una particolare specie. Allora quando la potatura non sia strettamente necessaria, per motivi di sicurezza o produttivi, sarà bene limitarsi a semplici azioni di monitoraggio e tagli ridotti al minimo indispensabile, come ad esempio l'eliminazione dei polloni sui tigli.
Forse dovremmo prendere esempio da Masanobu Fukuoka, microbiologo giapponese, che ha studiato la filosofia del "non fare", riducendo gli interventi dell'uomo quasi al nulla e dimostrando che un albero da seme lasciato crescere senza nessun intervento umano è perfetto.

ASSOCIAZIONE GIGARO 88



Lettera del 2 aprile 2010 in risposta alla lettera del 2 gennaio 2010 di "Un cittadino indignato"

Caro cittadino indignato si tolga i paraocchi, la tenda a cui Lei fa riferimento è presente anche in un altro locale di Piazza del Popolo con ugualmente una insegna del bar .
Per non parlare poi di tutto l'armamentario che si trova sotto lo stesso porticato per la preparazione della mice en place, sgabelli e tavoli.
Mi sembra che non sia quello l'utilizzo del porticato oppure è un diritto acquisito?

LETTERA RICEVUTA IL 6 FEBBRAIO 2010
dal Comitato GIGARO 88

Tutto in funzione delle auto. Tutto in funzione del “guadagno veloce e subito”. Tutto per rispondere ad esigenze immediate. Tutto per servire subito chi ti aveva promesso sostegno. Tutto fatto alla svelta prima che qualcuno possa criticare. Ci riferiamo ai progetti di realizzazione del parcheggio e dell'ascensore da via dei Mulini fino a Porta Tufilla. Il consumo di territorio avanza continuamente ed è sempre grave, anche quando riguarda delle piccole aree verdi ma di grande pregio. Al di fuori di Guido Biondi di Italia Nostra nessuno ha parlato di questo ennesimo scempio nella nostra bellissima città. Ma intanto le associazioni si accapigliano per il problema dei cipressi di Piazza Ventidio Basso. Ma come si fa?? Il valore delle sponde del Tronto e Castellano è da tutti ritenuto incommensurabile: una stupenda cornice verde, unica in Italia, che esalta la bellezza (ovviamente non come la vergognosa pista ciclabile, in parte distrutta da una recente piena). Se le amministrazioni che si sono succedute avessero posto maggiore attenzione verso il decoro del paesaggio urbano e avessero pianificato il territorio dopo un'attenta conoscenza di tutte le sue emergenze, Ascoli già da tempo sarebbe decollata ai primi posti in Italia, con un sicuro sviluppo economico (si pensi che il Forte Malatesta è stato il secondo monumento visitato in Italia in occasione della recente iniziativa del FAI). Vengono realizzati pochi posti macchina (unico beneficio), a fronte dell'enorme costo di deturpare una fascia verde a ridosso della scarpata fluviale su pregevoli ciglionamenti che si potevano invece riqualificare dal punto di vista ambientale. Il tutto a due passi dal sottoutilizzato parcheggio ex gil. Il geometra della ditta parla di “sbancamento dalla parte del fiume Tronto e di un muro di contenimento con l'espianto di alcuni olivi”. Ma ci chiediamo: quali sono i progettisti, quale supporto scientifico ha guidato questo intervento. L'assessore risponde alle critiche di Biondi dicendo che si sta realizzando un'opera richiesta dai cittadini, interventi di bonifica e di utilità pubblica. Ma richieste da quali cittadini? I cittadini sono anche altri rispetto a quelli che vanno insistentemente a chiedere favori personali ai nostri amministratori. I cittadini sono anche le persone che vanno a piedi o in bicicletta e non fanno richieste ad alta voce. I cittadini sono anche quelli che ancora devono nascere e ai quali dovremmo lasciare una città più bella di quella trasformata in una gimcana per auto. Ma questi cittadini non vanno nella cabina elettorale.

LETTERA APERTA AL SINDACO DELLA CITTA' DI ASCOLI PICENO
di Nazzareno Galanti

Oggi, giustamente, si tende a chiedere il massimo rispetto per le religioni degli “altri”. La stessa attenzione però forse non sempre l'abbiamo nei confronti della “nostra” fede. Diciamo questo perché proprio in questi giorni si torna a parlare dell'uso di due piazze che sono al centro della nostra città.
Nella prima, Piazza Roma, vi è la magnifica chiesa di Santa Maria della Carità. Questo tempio, oltre ad essere bellissimo (con la facciata di Cola dell'Amatrice e l'arte barocca del suo interno), è oggi straordinariamente importante per la funzione che svolge, da più di tre anni, con l'esposizione dell'Eucaristia e la sua adorazione perpetua (in silenzio), ventiquattro ore su ventiquattro. Questa chiesa resta così aperta giorno e notte ed è caratterizzata da una frequenza costante di fedeli, senza alcuna soluzione di continuità. Centinaia ogni giorno, migliaia ogni settimana. Siamo allora di fronte ad un fatto straordinario, anche perché non sono tante, in Italia e nel mondo, le chiese che svolgono questo genere di culto. Ed è certamente anche per questo che Santa Maria della Carità esercita un fascino ed un'attrazione particolari, anche da parte di tanti visitatori “occasionali”, mentre sono numerosi i turisti che, nel giungere ad Ascoli, non ripartono prima di aver voluto visitare “la chiesa della Scopa”.
E' per tutte queste ragioni allora che sono certamente tantissime le persone che riterrebbero più che opportuno far dichiarare una più o meno ampia area, antistante il sagrato di questa chiesa, quale “zona di rispetto”, cercando di limitarne il transito e la sosta, non solo alle auto, ma anche ai motorini; di evitare che in prossimità di essa si abbiamo schiamazzi, suoni e rumori inopportuni. Ci sembra allora del tutto fuori luogo l'idea di realizzare, proprio in piazza Roma, un parcheggio per gli scooter, la cui rumorosità si ripercuoterebbe sensibilmente all'interno di quella chiesa che si vorrebbe avvolta nel massimo silenzio possibile.
La seconda piazza a cui pensiamo è piazza Arringo. La Cattedrale è infatti l'altro straordinario luogo di culto, di grande importanza (anche per la devozione al Santo patrono della nostra città) e di particolare frequenza di fedeli, che, a nostro avviso, proprio per queste considerazioni basilari, dovrebbe godere anch'essa d'un maggiore “rispetto”. Proponiamo pertanto, anche in questo caso, di voler “allontanare”, almeno per quanto possibile, manifestazioni particolarmente invasive e/o rumorose e comunque non consone ai luoghi, alla storia, alla monumentalità e alla visibilità della piazza. Si potrebbe cominciare, ad esempio, con lo spostare il “fritto misto” su altri spazi del centro, in modo tale da poter rappresentare anche “un percorso turistico”. A nostro avviso, questo sarebbe un fatto positivo che non nuocerebbe a quella manifestazione, ma che contribuirebbe invece a far conoscere meglio ed apprezzare di più il nostro centro storico.
Per quanto riguarda la dislocazione del “mercato”, non ci allontaneremmo da piazza Viola.
Conoscendo la Sua particolare sensibilità verso questo genere di argomentazioni, La ringraziamo fin d'ora per l'attenzione che vorrà dedicare a questa nostra sentita richiesta di oggi.

Ascoli Piceno, li 5 febbraio 2010
Nazzareno Galanti
(salvaascoli@email.it)





Da Provincia Nova

ricevuto Febbraio 2010

LA NUOVA CITTA' CHE VORREMMO
(Indicazioni sulla Progettazione del nuovo Piano Regolatore Generale
della città di Ascoli Piceno)

La nuova Provincia di Ascoli Piceno
Il “nuovo” Ente si trova oggi ad avere il suo Comune capoluogo in una posizione pressoché baricentrica, con un centro storico di gran pregio, a metà strada tra i monti (con i Parchi naturali dei Sibillini, del Gran Sasso e della Laga) e le magnifiche spiagge del suo litorale, ad iniziare dalla splendida Riviera delle Palme. Abbiamo, a ns. avviso, tutti i presupposti per ritenere che, qualora lo si voglia veramente, la costruzione della nostra nuova Provincia di Ascoli Piceno potrebbe portare veramente a frutti insperati e sensibilmente positivi. Occorre però che la politica (quella autentica) ponga in essere un gran gioco di squadra e valide azioni sinergiche. Ne avrebbero così a guadagnare tutti i Comuni del territorio, non escluso ovviamente il Comune capoluogo. In ogni caso non dimentichiamo che, da terra di confine (come a volte ci sentiamo o ci sembra d'essere considerati dalla nostra Regione Marche), sfruttando tutte le opportunità possibili con Province e Regioni confinanti, dobbiamo finire con l'acquisire una posizione che ci faccia sentire “al centro” della nostra terra Picena. Ciò può avvenire ormai solamente in modalità attrattive di tipo culturali e nel settore dei servizi avanzati (non ultimo con un definitivo e deciso insediamento universitario).

Il Comune capoluogo di Provincia
In questa ottica la città di Ascoli Piceno deve allora mantenere e sviluppare tutte le sue prerogative in fatto di “direzionalità” (Enel, Cassa di Risparmio…..), assumendo tutte le responsabilità derivanti dal suo “naturale” essere la “capofila” dei 33 Comuni del territorio.
Al tempo stesso deve mantenere e sviluppare tutte quelle sue qualità che, messe insieme, rendono di fatto il suo ruolo indiscutibile (un meraviglioso centro storico che aspira al riconoscimento di “patrimonio dell'umanità” da parte dell'Unesco), il numero degli abitanti e le attività produttive (che devono tornare a crescere), la qualità della vita, le infrastrutture, i collegamenti…… la “produzione di idee” nella nuova società della conoscenza, iniziando dalle dinamiche strategiche della sostenibilità e dell'innovazione, anche architettonica.

Quale vorremmo che fosse domani la Città di Ascoli Piceno
Una città dove in tanti vorrebbero venire a vivere.
Ma in quale città noi vorremmo vivere? Una città d'arte, degli studi, della cultura, delle mostre, delle esposizioni, dei mercati e delle fiere, del commercio, della musica, del cinema?....
Noi in ogni caso riteniamo che solo utilizzando e salvaguardando nel modo migliore le risorse culturali e ambientali di pregio, che arricchiscono e distinguono il territorio di Ascoli, si può far sì che la Città possa riacquistare il ruolo e la funzione che merita. Si ritiene pertanto che il futuro della nostra Città e del nostro territorio sia fondamentalmente nella opzione culturale, che sappia valorizzare le sue grandi potenzialità, trasformandole in vere opportunità di lavoro e di crescita economica. Puntare quindi sull'università e la ricerca. Utilizzare al meglio gli splendidi “contenitori” del centro storico, evitando di devastarli con usi inconciliabili con le qualità architettoniche ed i valori storici degli stessi (come <minacciato anche per il futuro?> per il palazzo Sgariglia di corso Mazzini). E' altresì auspicabile pensare anche ad un incremento della vivibilità del centro storico, riabilitandone il potenziale insediativo attraverso il recupero dei numerosi vani sfitti ed in disuso.
Solo con oculatezza e in modo mirato potrebbero essere realizzate -fuori del centro storico- nuove realtà abitative, evitando però di toccare quelle zone collinari che, costituendo lo scenario che fa da sfondo alla città, vengono ad essere parte integrante del centro storico. Le nuove costruzioni, per lo più di “edilizia economica e popolare” dovrebbero essere realizzate nel massimo rispetto del paesaggio ed in maniera tale che non rappresentino mai una “quinta” del centro storico. Da salvaguardare sempre ed in ogni caso le nostre zone più belle, come ad esempio, Campolungo con Villa Sgariglia (scongiurando peraltro la realizzazione di autodromi e di strutture sportive invasive), la collina del Sacro Cuore, il Colle San Marco, Monterocco, le colline del cimitero, le zone di Tozzano e San Salvatore,…..
Limitando allora, per quanto possibile, nuove edificazioni e mirando soprattutto ad un'edilizia di qualità e pregio, al fine di restaurare e risanare l'esistente, per la cui manutenzione, che deve essere costante nel tempo, potrebbero essere create tante nuove opportunità di lavoro.
Pensiamo pertanto anche ad un Regolamento Edilizio Comunale specifico per il Centro Storico, che integri il “Progetto Secchi”.
Per gli interventi sull'edilizia antica del centro storico dovrebbero essere utilizzate maestranze altamente qualificate, specializzate nell'uso del travertino e delle tecniche costruttive del passato che hanno consentito alle strutture di sopportare terremoti e di giungere fino a noi. Si dovrebbero evitare, tra l'altro, danni derivanti dall'indiscriminato uso del cemento negli interventi su strutture originariamente in muratura (messe a rischio in caso di sisma). Così come si dovrebbe prestare molta attenzione all'impermeabilizzare dei suoli (rue, orti, giardini), poiché sono considerati mutamenti invasivi, che finiscono col trasformare il centro storico e mutare la stessa qualità della vita dei suoi abitanti.
Interventi nelle frazioni.
Ci sono frazioni, come ad esempio Mozzano, Marino del Tronto, Venagrande, dove potrebbe essere sostenibile un sia pur attento ampliamento edilizio, mentre ci sono altre frazioni, come Piagge o S. Pietro di Lisciano, che, insistendo sullo scenario della città in zone di alto pregio ambientale, dovrebbero consentire solo interventi di manutenzione dell'esistente. Non dovrebbero ripetersi, ad esempio, i guasti causati al paesaggio dai grandi condomini di Piagge, perfettamente visibili da Piazza del Popolo, né il disordinato proliferare di case coloniche (che spesso tali non sono), baracche e roulotte varie.
La zona industriale. (Vedi più avanti: “le nuove idee”: riconversione della zona industriale).

I luoghi da valorizzare
Nel centro storico:
gli “orti murati” (gli ultimi spazi verdi della città rappresentano un valore straordinario che è indispensabile difendere. E' fondamentale tutelare gli orti e i cortili del centro storico, che sono la luce delle abitazioni e rendono alta la qualità della vita. Sono da tutelare altresì i muri di cinta degli orti che, essendo spesso costituiti da resti di antiche abitazioni, sono una preziosa peculiarità del nostro tessuto storico urbano. Eliminare essenze arboree e vegetazione per trasformare questi spazi preziosi in autorimesse sarebbe davvero un peccato!).
Occorre quindi studiare progetti per la salvaguardia e la fruizione delle sponde dei fiumi (parchi, piste ciclabili, luoghi di ritrovo e di passeggio); una appropriata regolamentazione del sistema delle piazze; mentre sarebbe ora che si procedesse al censimento ed alla catalogazione del “verde” cittadino (e del territorio circostante), al fine di evitare interventi estemporanei atti a compromettere specie arboree di alta qualità (vedi tiglio secolare ed altre essenze dei Giardini Pubblici, o le querce abbattute in zona S. Salvatore).
Altre zone dove porre la massima attenzione per l'alta sensibilità del tessuto urbano in cui sono insite:
la zona Filarmonici e quella di San Pietro in Castello, l'area dell'ex-Cinema Olimpia, i palazzi di Corso Mazzini (ad iniziare dallo Sgariglia e dal palazzo di fronte alla Cassa di Risparmio, che appare sempre più in preoccupanti condizioni statiche), Via Pretoriana e la Piazzarola, le scuole di San Domenico; i “fatiscenti” palazzi di Via Vezio Catone e Via A. Vipera, i palazzi di via Bonaparte, via dei Soderini e via delle Stelle….
Nelle zone limitrofe al centro storico:
la zona di Sant'Emidio alle Grotte e Sant'Ilario; dell'ex-Tiro a Segno e della Fortezza Pia; le ville liberty di via Indipendenza; il Colle dell'Annunziata; gli ultimi esempi di archeologia industriale (ex Carburo, ex Enel…), l'area ex Carbon…
Gli ingressi della nostra città: sono quasi tutti davvero desolanti, se non squallidi. E' necessario provvedere fin da subito a mutare questa realtà. La nostra città deve essere presentabile e bella fin dai suoi “biglietti da visita”.
Nell'ambito del Comune, lontano dal centro storico:
tutto il Colle San Marco (dall'eremo a San Giacomo); la zona di Campolungo (con Villa Sgariglia),……

Gli strumenti da adottare
Un nuovo Regolamento Edilizio per il Centro Storico (Piano del Colore, Arredo urbano, tetti, antenne, volumetrie dei sottotetti…); indagini geofisiche del sottosuolo per studiare come regolamentare ed eventualmente sfruttare la falda acquifera; messa in sicurezza dei palazzi del centro storico con evidenti problemi legati alla vulnerabilità sismica (Piazzarola, Corso Mazzini, Via Vipera…); censimento di tutte le case coloniche del Colle San Marco, con demolizione di tutte le costruzioni, recinzioni, tettoie e quanto altro realizzato abusivamente, giovandosi eventualmente del rilievo aereofotogrammetrico del ‘74; “Distretto Culturale” (secondo il progetto di Italia Nostra); “Addizione verde” (del paesaggio, come a Ferrara); studio sulla promozione di alcuni “Itinerari Turistici” del centro storico (si veda, ad esempio, la Guida di Don Antonio Rodilossi) e sulla tutela e valorizzazione massima di quei luoghi.

Piani di interventi edilizi e riqualificazioni
Dovrebbero essere evitati, a nostro avviso, piani che comportino l'abbattimento o la ristrutturazione di costruzioni di valore architettonico e di “archeologia industriale” (ad esempio, la zona ex Carburo; il fabbricato ex Enel del Sacro Cuore; il palazzo ex-Saladini del comparto Firenze … Pensiamo che certe strutture avrebbero dovuto già da tempo essere inserite a pieno titolo nel PPAR e riportate poi nel Piano Regolatore, come peraltro tante case coloniche dalle caratteristiche strutturali degne di essere salvaguardate, ma a suo tempo purtroppo abbattute).

I problemi del Traffico e della Sosta
Riteniamo sia necessaria una progressiva ‘pedonalizzazione' del centro storico; un nuovo parcheggio a raso a porta Romana (nell'area vicino al palazzo dell'Enel) ed un nuovo parcheggio interrato sotto Piazza Immacolata (con accesso da via Kennedy ed uscita su via Orlando, o viceversa), lasciando intatto ed alberato il bel viale Benedetto Croce.
In ogni caso occorre un'attenta vigilanza (su velocità, telefonini, passaggi pedonali, semafori, cinte…) poiché, in mancanza di essa, la città vivrebbe nel disordine e nell'anarchia, con un aumento dei pericoli anche per l'incolumità stessa dei suoi cittadini.
Occorre pertanto riportare sulle strade i vigili urbani e aumentare il numero delle (più idonee) telecamere.
I dossi potrebbero andare bene, ma deve essere rivista la loro posizione e mancano in alcune strade importanti (come ad esempio in via Nazario Sauro, in prossimità della scuola Cantalamessa) mentre in alcune strade sono troppo alti, con pendenze da rivedere, in quanto, forse anche a causa dell'asfalto limitrofo dissestato, in alcuni casi determinano un effetto “gradino”, rischiando così di penalizzare anche le automobili che procedono ad una velocità inferiore ai 20/30 Km/h).
In Ascoli oggi abbiamo ancora varie barriere architettoniche, ma soprattutto abbiamo tante, troppe barriere veicolari. I veicoli (d'ogni genere) parcheggiati sui marciapiedi e sui passaggi pedonali possono significare problemi non solo per i diversamente abili, ma anche per un anziano o per una madre con una carrozzina… (esempio: in Via Nazario Sauro i ragazzini della scuola Cantalamessa non possono passare sui marciapiedi, costantemente occupati dalle automobili; debbono passare invece nel mezzo della strada, che sta diventando sempre più “a scorrimento veloce” nella direzione nord/sud, spesso senza neppure rispettare più il rosso del semaforo all'incrocio con Viale Federici).

Le nuove idee
Nella nostra città manca un vero ‘parco urbano' fruibile anche da anziani e bambini. I giardini pubblici sorgono su un'area troppo modesta e il Parco dell'Annunziata è difficilmente fruibile soprattutto a causa dei suoi dislivelli. Andrebbe rivisto l'insieme “campo Squarcia-giardini pubblici-Forte Malatesta”, anche in previsione del parco fluviale sottostante il Forte.
Monticelli – E' un quartiere spezzato in due da un assurdo asse centrale. Con un ponte o con una strada in galleria (sotto l'asse centrale) o altro, è indispensabile definire una soluzione possibile e restituire ai suoi abitanti la vivibilità e la dignità di un quartiere “normale”. Questa è la grande occasione di Monticelli: l'asse centrale dovrebbe diventare una normale via interna di un quartiere moderno mentre dovrebbe essere finalmente consentito di poter realizzare i negozi sotto i grattacieli, ovunque sia possibile ed accettato dai proprietari dei condomini, non solo nella zona sud, ma anche nella zona nord di quel quartiere. Forse potrebbe essere messo allo studio l'interramento dell'asse centrale con un progetto pronto a catturare risorse comunitarie in termini di qualità ambientale, vivibilità, ecc.
Riconversione della zona industriale – La zona industriale è finita? O è semplicemente da considerare “ridotta”? Ci sono altre opportunità da offrire a quelle aree? L'opzione commerciale è una strada percorribile? In ogni caso tutta quella zona meriterebbe uno studio approfondito ed attento, che giunga a valutare anche i tempi e i modi di un cambiamento necessario ed urgente, tale da prospettare un volto nuovo della Valle del Tronto. E' giunto il momento di cercare di porre rimedio a tutti gli errori del passato e all'anarchia con cui si è edificato per anni in quella zona e di curare finalmente l'aspetto paesaggistico della Vallata.
Questa potrebbe essere davvero l'occasione per “voltare pagina”.
La Ferrovia – L'Italia prima o poi dovrà fare delle scelte importanti. Il traffico su gomma ha assunto proporzioni tali che sarà ora di prevedere quanto prima scelte alternative. Non è detto che una di queste non possa riguardare alcune tratte ferroviarie, magari la nostra. Noi dobbiamo continuare a crederci. Semmai cominciare a pensare se sia più conveniente “la Ferrovia dei due Mari” o quella per Spoleto…Facendo comunque attenzione al fatto che pare che Rieti stia ormai guardando più verso Terni che verso Ascoli Piceno!!
Antenne, parabole, pannelli solari – Nuove tecnologie: fibre ottiche, pannelli solari… scompariranno a breve gli impianti che sempre più spesso stanno affollando i nostri tetti o aumenteranno? Noi speriamo in ogni caso che, almeno per il centro storico, le cose possano migliorare. Del resto sarebbe davvero deleterio cominciare a mettere ora sui suoi tetti anche un pò di pannelli solari. E' invece il momento (noi lo crediamo e il riferimento è soprattutto riguardo il centro storico, di definire un piano non solo “per le antenne”, ma anche per tutto quello c'è sui tetti e sulle terrazze delle nostre case, visto che al momento vi si trova di tutto ed ogni foto aerea rischia di far emergere realtà poco edificanti.
Ex – Cinema Olimpia – Per noi sarebbe positivo mantenerne la destinazione. Ma in alternativa, se non proprio cinema, si dovrebbe tener presente che attualmente nel nostro centro cittadino manca una sala che possa ospitare più cento-centoventi persone, così come manca, escluso “il solito” Palazzo dei Capitani, un'ampia sala espositiva. Da rigettare fermamente, a nostro avviso, l'idea di un parcheggio, soprattutto perché creerebbe un inaccettabile pesantissimo flusso veicolare (e di inquinamento) nel centro storico. L'ideale potrebbe essere invece rappresentato da un centro culturale.
Palasport – Così come manca un palasport. L'ultimo progetto lo propose Costantino Rozzi, sul finire degli anni '80. L'idea allora era quella di realizzarlo presso “Lu Battente”. Poi si cominciò a dire che i palazzetti dello sport erano superati, che non servivano più… e lì c'è nato un grande centro commerciale.
Ma è proprio vero che in Ascoli Piceno un Palasport sarebbe fuori luogo? Noi riteniamo di no.
Area ex-Carbon – Centro ricerche, polo scientifico, parco tecnologico, centro fieristico. Noi riteniamo che si potrebbe partire con i circa 10 ettari di parco fluviale. Parco che, salendo dal fiume, potrebbe quindi giungere fino a via Piemonte, ospitando al proprio interno viali e giardini con edifici bassi immersi nella vegetazione, per la realizzazione di quel parco scientifico, di studi e di ricerche, di cui si è parlato da tempo, sempre che sia però di grande interesse (nazionale, se non europeo). In ogni caso la cosa più squallida da evitare è la speculazione edilizia, così come sono certamente da evitare costruzioni del genere “specchioni”, torri e grattacieli, vista la posizione dell'area, praticamente a contatto con il centro storico e, soprattutto, evitando di “cinturare” l'area con palazzi disposti sulla linea perimetrale della stessa. L'ideale in questo caso potrebbe essere anche un campus universitario.
Una discoteca – Nella nostra città mancano sale da ballo e discoteche. Qualche passata esperienza in merito ha dato esiti negativi, forse soprattutto perché pensata troppo vicino alla città, senza regole e strutture particolari. Vista la presenza di capannoni pressoché inutilizzati nella zona industriale, forse sarebbe possibile pensare a realizzare locali di questo genere da quelle parti, sempre nel rispetto della sicurezza e di quel piano urbanistico come sopra ipotizzato per la Vallata del Tronto.

Aree agricole e ville rurali
Quanto alle aree agricole, si consiglia di prendere in seria considerazione il sistema della cosiddetta “Addizione Verde”, adottato da Ferrara per il suo Piano Regolatore. In pratica tutta la vasta area che si estende da Ferrara al fiume Po è stata assoggettata ad una serie di vincoli di utilizzazione che ne consentono la salvaguardia e riqualificazione, privilegiando forme di agricoltura biologica, il rispetto di colture tradizionali e quanto altro, lasciandone la proprietà e la gestione ai legittimi proprietari che, vincolati al rispetto delle prescrizioni ed indicazioni del Piano, verrebbero in pari tempo avvantaggiati da una normativa fiscale di favore e dall'erogazione di fondi comunitari. Tutto ciò costituirebbe un esempio di straordinaria efficacia e civiltà nell'uso del territorio, capace di conciliare risultati economici, tutela dell'ambiente e creazione di prodotti di qualità.
Nel nostro territorio, per i residui terreni rimasti dall'eredità Sgariglia (zona Campolungo), scampati alla svendita sistematica negli ultimi decenni, si dovrebbe procedere a trovare il modo di affidarli temporaneamente a chi avesse serio interesse a coltivarli, ma con ben precisi vincoli che non consentano speculazioni o appropriazioni indebite, ma possano creare nuovi posti di lavoro, magari per quei giovani che desiderassero di dedicarsi all'agricoltura, come pare stia già accadendo in varie altre località d'Italia.
Massima dovrebbe essere poi l'attenzione e la tutela per le splendide ville che sono nel territorio, prendendo, dove possibile, in seria considerazione un percorso turistico che ne preveda la visita, magari in giornate particolari, naturalmente previ accordi con i proprietari che condividessero questo progetto.
Infine, si dovrebbe provvedere al censimento delle case coloniche (che presentino caratteristiche legate alle tradizioni locali) e di tutte quelle strutture che siano testimonianza di attività artigianali e industriali legate a tecniche del passato.

Argomenti da approfondire
La pubblica incolumità, l'incuria, il degrado

Centro storico: finalmente è stata risanata la “Beirut” di via Trieste. Finalmente quella importantissima arteria sta tornando alla normalità.
Purtroppo però, nel tempo, stanno maturando alcune altre “Beirut”, che preoccupano non solo per il loro degrado e la loro bruttura, ma anche e soprattutto per le loro precarie condizioni di stabilità e quindi per i rischi di vulnerabilità sismica e incolumità pubblica. Un esempio emblematico: via Vezio Catone. Da ormai 10 anni quell'antico palazzo, in uno stato che appare di sempre più preoccupante abbandono, non sembra abbia finora avuto cure particolari. Anzi in diverse occasioni si è dovuto intervenire per distacchi di parti di intonaco, grondaie e cornicioni. E' da notare tra l'altro che via Vezio Catone è giornalmente frequentata da bambini e giovani di tutte le età che devono passarvi per raggiungere le rispettive scuole di appartenenza (asilo nido, scuola elementare, magistrali, università). Altri casi ancora oggi preoccupanti e che comunque danneggiano anche l'immagine stessa d'una città che chiede di entrare a far parte dei siti “patrimonio dell'umanità” riconosciuti dall'Unesco, sono, ad esempio, un fabbricato in via Antonio Vipera; il palazzo antistante la Cassa di Risparmio; il complesso ex cinema Olimpia; un fabbricato in via Manilia (puntellato dal terremoto del 1972) e vari altri… mentre sulla stessa Piazza Arringo insistono prospetti che, a nostro avviso, andrebbero quanto prima restaurati.
Fuori del centro storico: un fabbricato all'inizio di via San Serafino da Montegranaro (da oltre dieci anni in precarie condizioni); quello fatiscente di via delle Zeppelle (sulla curva di fronte a Vallecupa); la torre ex Gil e vari altri…
Nota bene - I casi sopra evidenziati, furono riportati nel dossier “Prima che sia troppo tardi”, realizzato dal Movimento d'opinione Ascoli Nostra nell'anno 2000 e consegnato allora a Sindaco, Soprintendenza, Prefettura ed altri enti vari.
Non può essere più tollerabile “la cura della transenna” (quando crolla qualcosa arrivano subito le transenne, che però dopo alcuni giorni o settimane vengono rimosse, magari senza che vi siano stati interventi particolari di messa in sicurezza).
Le aree transennate, a nostro avviso, dovrebbero essere messe in conto ai rispettivi proprietari, sulle cartelle delle tasse comunali (facendole pagare euro/mq./giorno). Al tempo stesso dovrebbero essere inviate, da parte del Comune, le opportune diffide, prima per la immediata messa in sicurezza delle strutture, poi per il loro restauro.
Edifici abbandonati
Esiste, soprattutto per gli edifici del centro storico, ma anche per quelli fuori di esso, il rischio che vengano abbandonati per l'incuria di quei proprietari che, lasciandone aperte porte e finestre, ne accelerino il degrado, sperando forse che alla fine, “per motivi di pubblica incolumità”, si possa giungere alla loro totale demolizione, ottenendo poi le autorizzazioni a costruire nuovi fabbricati.
A nostro avviso si dovrebbe prevedere una norma per mezzo della quale, per motivi di pubblico interesse, si possa imporre ai proprietari la corretta manutenzione dei loro immobili e, nel caso di crollo o abbattimento degli stessi, la destinazione a verde di quell'area, che comunque dovrebbe restare libera da qualsiasi possibilità di nuova edificazione.
Le imbrattature dei muri, gli scarabocchi, i vandalismi
La nostra città rischia di passare alla storia come la città più scarabocchiata d'Italia.
E' difficile da credere che, nell'arco di ciascun anno, dieci o venti vandali, soprattutto negli ultimi dieci anni, tengano in scacco un'intera città.
Con un danno valutabile oggi nell'ordine di… milioni di euro!
Noi riteniamo che finalmente il nostro Comune debba dire basta a questo genere di azioni che in primo luogo danneggiano l'immagine stessa della nostra città e dei suoi abitanti, che di fronte a simili misfatti, non sanno più a chi potersi rivolgere. (La Campania e la Sicilia hanno tutta la loro immondizia sulle strade, noi abbiamo tutti gli scarabocchi possibili e inimmaginabili sui nostri muri).
Eppure siamo certi che, qualora dovesse scattare una “tolleranza zero” e si deliberasse di far pagare migliaia di euro a coloro che fossero scoperti a compiere queste azioni sconsiderate (e alle rispettive loro famiglie, se minorenni), oltre che ad attivare la “costituzione di parte civile” da parte del nostro Comune, la situazione cambierebbe da un giorno all'altro. Se poi si iniziasse anche a fare, al tempo stesso, una vera e propria opera di prevenzione, soprattutto nelle scuole, noi pensiamo che il problema potrebbe allora risolversi definitivamente.


Il Colle San marco - Deve tornare ad essere il Parco delle famiglie ascolane.
Il Colle S. Marco è oggi l'unico vero parco della città di Ascoli e come tale dovrebbe essere tutelato, come del resto era nell'espressa volontà di chi (la famiglia Sgariglia) ha lasciato ai cittadini ascolani tanta parte di questo ingente patrimonio. Esso va quindi tutelato, mantenendone le caratteristiche ambientali e garantendone il massimo decoro. Purtroppo la sua fruibilità è limitata per la distanza dalla città e ancora di più per la mancanza di una idonea sua regolamentazione.
Oggi il San Marco, vincolato tra l'altro quale bellezza naturale, viene “lottizzato” con la costruzione di baracche che alla fine, non sappiamo come o perché, si trasformano in alcuni casi in vere e proprie ville.
Quando non si costruiscono baracche è consentita o tollerata la sosta permanente di roulotte, che spesso hanno però la funzione di abitazioni stabili, con conseguenze igienico-sanitarie immaginabili.
Gli spazi pubblici, dove insistono anche strutture di gioco per bambini, quando non sono adibiti a libero pascolo di pecore, bovini, equini, diventano luoghi di bivacco permanente, dove tutto è consentito:
- accendere falò in ogni stagione e ovunque con la seria probabilità di incendi che, data la natura dei luoghi, sarebbero difficilmente arrestabili;
- bivaccare ed accamparsi, lasciando i siti infrequentabili per la presenza di vetri rotti, escrementi e immondizie di ogni tipo, siringhe comprese. Ci si accampa solo perché tutto è consentito e ciò che si vuole non è il contatto con la natura, ma lo “sballo”, raggiunto in ogni modo, spesso con alcol, droga e musica assordante, soprattutto durante la notte, con un crescendo insopportabile che arriva fino all'alba. E tutto questo comporta vandalismi di ogni genere, arrecati al pubblico e al privato. Si veda lo stato in cui sono stati lasciati i campi da tennis, solo qualche anno fa un vero fiore all'occhiello per l'intera città.
Soprattutto nei mesi caldi, a San Marco giungono giovani da ogni parte d'Italia perché, a loro stesso dire, solo qui è consentito tutto (pensiamo ad esempio ciò che accade nelle giornate del 24 e del 25Aprile, del primo maggio.... ). Riferiscono poi che nelle loro zone di provenienza ci sono troppe regole da rispettare: divieto di campeggio abusivo, divieto di accensione di fuochi, divieto di inquinamento acustico, divieto di uso indiscriminato di alcol e pertanto vengono effettuati sistematici controlli perché le norme siano rispettate, pena sostanziose ammende.
Occorrono allora anche per il S. Marco regole che lo restituiscano alla fruibilità degli ascolani prima di tutto. Perché oggi, per i motivi suddetti, molte famiglie ascolane, una volta frequentatrici di quei luoghi, preferiscono andare altrove, dove le leggi vengono fatte rispettare.
Sul San Marco è quindi da segnalare l'assoluta indecenza dei pochi bagni pubblici esistenti.
Occorre che i campi da tennis tornino ad essere un momento di vero sport per i giovani, come ai tempi dell'Azienda di Soggiorno, e non il sito in cui si consentono “raves”, con tutto ciò che ne consegue di squallido e devastante. Non sono infatti le discoteche a cielo aperto a ridare decoro a questo spazio verde, che non solo è di grande valore ambientale, ma è ha anche un grande valore mistico, data la presenza di importanti eremi, un luogo in cui con la massima serenità si possa godere del contatto della natura, senza essere costretti a subire la prevaricazione di vandali, ubriachi e drogati.
Riteniamo sia infine urgente una soluzione anche per il frontone del Colle, che negli anni ha visto il proliferare di antenne (ritenute abusive), che oltretutto creano timori nei casi di maltempo, visti anche i recenti crolli verificatisi nel corso del mese di ottobre 2009.

Turbogas ed impianti simili
Per quanto è nelle nostre conoscenze, riteniamo sia giusto evitare nel nostro territorio la realizzazione di impianti del genere cogenerativo che, lungi dal risolvere il problema occupazionale, rischierebbero di aggravare uno stato di inquinamento ambientale e microclimatico già sensibilmente compromesso.

Indirizzi

- Un indirizzo specifico sulla “vocazione” individuata per la nostra città;
- una normativa per le frazioni, le aree agricole e le ville rurali;
- una indicazione su alcuni progetti specifici e “nuove idee”;
- il censimento dei siti di interesse archeologico;
- uno studio per il migliore utilizzo dell'area ex Carbon, con la possibilità di inserimento nella stessa di attività universitarie, con un particolare riguardo alla ricerca (in collaborazione con il CNR);
- tutela delle sponde dei fiumi e delle essenze arboree, evitando interventi invasivi che comportino l'alterazione del naturale equilibrio dei luoghi;
- una specifica normativa per tutta l'area del Colle San Marco, che ne consenta la più corretta fruizione nel rispetto della massima tutela dei luoghi. E' quindi necessaria anche l'individuazione d'un sito idoneo e specifico per l'ubicazione di un camping, opportunamente convenzionato.

Integrazioni normative per il centro storico:
- un piano per l'arredo urbano;
- la regolamentazione degli esercizi pubblici;
- la regolamentazione dei siti e delle piazze di maggior valore;
- l'individuazione di zone da riqualificare mediante specifiche normative;
- Una indicazione specifica sui temi di traffico e sosta;
- Un'attenzione specifica verso tutti quei fabbricati ritenuti a maggiore rischio sismico

Fondamentale in ogni caso, per la gestione del territorio e per il rispetto delle normative, sono le azioni di prevenzione, di formazione e di controllo, che devono essere sempre costanti e le più attente. E' chiaro a tutti che, in mancanza di esse, qualunque pianificazione risulterebbe vuota e assolutamente inefficace.

Ascoli Piceno, li Gennaio 2010

Nazzareno Galanti
(Coordinatore del Comitato “Provincia Nova”)

DAL COMITATO GIGARO88 - SULLA SOSTA SELVAGGIA
Lettera ricevuta il 13 gennaio 2010
Viva soddisfazione viene espressa dall'associazione Amici della Bicicletta di Ascoli Piceno, per l'impegno che in questi giorni il Comune di Ascoli Piceno sta dimostrando nel reprimere la sosta selvaggia nel centro storico di Ascoli e più in generale, nel far rispettare il codice della strada.
"Prima i passaggi pedonali rialzati, poi i controlli a tappeto su auto in sosta vietata , prossimamente i rilevatori di velocità con auto-velox nelle strade più pericolose: siamo soddisfatti di questa campagna ad ampio respiro avviata dall'Amministrazione Comunale per ripristinare uno stato di legalità da troppo tempo dimenticato. Andate avanti su questa strada" - esortano gli AdBascoli - "senza farvi intimorire dalla miopia di chi crede ormai che le strade siano ad uso esclusivo degli automobilisti, dove vale solamente la regola del più forte o del più furbo, dimenticando invece che esse sono parte essenziale della città, indispensabili arterie sociali, dove confluiscono molteplici esigenze: sono anche luogo di incontro, di svago, di shopping. Le strade intese come luogo condiviso da più utenti, non solo automobilisti ma anche pedoni, bambini, anziani, disabili e ciclisti"
Gli Amici della Bicicletta puntano il dito contro chi mette a repentaglio l'incolumità altrui incurante delle regole del vivere comune: "Purtroppo alcune persone difettano in educazione e buon senso, e diventano oltremodo arroganti o pericolosi quando sono alla guida della loro auto; per queste persone sono quindi necessarie tali misure di repressione che non devono essere percepite dal cittadino come limite della propria libertà, bensì come tutela dei diritti di tutti. Ciò è indispensabile" - continuano gli AdB - "per aumentare la sicurezza delle strade, il tutto a beneficio di chi rispetta le regole."
La speranza è che questo giro di vite non sia solo un fuoco di paglia: "Un plauso va al sindaco Guido Castelli, all'assessore al traffico Gianni Silvestri e al comandante dei vigili urbani, Pierpaolo Piccioni , che di concerto stanno attuando quanto detto. Ciò dimostra ancora una volta, che quando si crede e si vuole veramente qualcosa, non ci sono scuse che tengano, qualunque sia il colore politico.
Ci auspichiamo che questa campagna, e in particolare la severità dimostrata dai vigili urbani in questi giorni per il rispetto delle regole del codice della strada, diventi finalmente la normalità."
"Riteniamo" - proseguono gli AdB - "che queste azioni siano il giusto preambolo al nuovo PUT (Piano Urbano del Traffico) atteso da anni, con la speranza che questa volta includa anche un piano di settore per la mobilità ciclistica che tantissime persone invocano e vorrebbero vedere già realizzato"
E per concludere gli Amici della Bicicletta lanciano un consiglio "Maggiori controlli andrebbero esercitati anche nei confronti dei motocicli , spesso condotti da giovani incoscienti, che scambiano le strade per percorsi da videogame; vorremmo vedere sempre i vigili intervenire e non tollerare mai tali comportamenti, non solo nei casi punibili con la contravvenzione, ma anche nei casi comunque pericolosi ma non sanzionabili, perché anche il solo il richiamo verbale, o il controllo della patente e del libretto potrebbe risultare un valido correttivo".

DAL COMITATO GIGARO88 - SUL TAGLIO DEGLI ALBERI
Lettera ricevuta il 13 gennaio 2010
Più volte abbiamo dichiarato che i bellissimi monumenti di Ascoli non dovrebbero essere nascosti da grandi alberi, da piante di scarso pregio e poco in sintonia con l'aspetto architettonico del sito. Siamo, tuttavia, altrettanto convinti della grande importanza che hanno le piante in tutti gli ambienti ed a maggior ragione in quello urbano.
Sono stati scritti fiumi di parole su questi temi, spesso affrontati a “compartimenti stagni”, senza una visione unitaria della città e senza un'adeguata pianificazione che contempli tutti gli aspetti ambientali , storici e culturali del territorio.
Si citano le norme tecniche di attuazione del piano particolareggiato esecutivo del centro storico che, nell'articolo 31, vieta la realizzazione di aiuole con vegetazione di basso ed alto fusto vicino ai monumenti e impone di rimuovere tali strutture verdi. Siamo sempre stati convinti che prima di tutto dovrebbero valere questioni di pubblica sicurezza rispetto ai quali l'impatto visivo diventa un problema reale ma secondario. Perché bisogna sempre aspettare che gli eventi meteorologici infieriscano su una pianta per decidere quali interventi fare? Come a Piazza Ventidio Basso: si toglie un Pino d'Aleppo inclinato dal vento, che comunque doveva essere tolto o ancorato già da tempo, ma si approfitta dell'occasione per eliminare un grande pino nello stesso sito che non aveva urgenti problemi di stabilità e poteva essere messo in sicurezza attraverso un'idonea potatura e/o ancoraggio. Ma questo è un discorso troppo complicato, richiede uno sforzo che i “pali di legno dotati di chioma” non meritano! Ai Comuni conviene sempre effettuare l'intervento meno oneroso anche sul piano dell'impegno intellettuale, come ad esempio tagliare radente al suolo la pianta; è sicuramente la potatura più semplice anche perché si risolve qualsiasi problema di manutenzione.
Le piante, man mano che crescono, richiedono un monitoraggio sempre più attento, fatto da personale esperto, sulla base di un preliminare piano del verde. Sono scelte tecniche e soprattutto politiche che i cittadini devono comprendere, valutare ed eventualmente condividere.
Sono anni che segnaliamo il problema del Pinus pinea in fondo a via Trieste, adiacente al muro della chiesa di Santa Maria Intervineas; la caduta di tale pianta determinerebbe un enorme danno per la preziosa struttura.
Se condividiamo le prioritarie questioni di pubblica sicurezza, però non capiamo le ragioni di tutto questo dinamismo urgente e spasmodico da parte del Comune e di alcune associazioni sulle questioni relative all'impatto visivo causato dalle piante su chiese e palazzi nobiliari e, nel caso specifico, dai cipressi sulla chiesa di San Vincenzo e Anastasio. Mi preoccuperei di più dell'enorme impatto causato dalla pista su ghiaccio, dei bruttissimi tendoni in piazza del Popolo, del vergognoso assembramento di macchine nelle bellissime piazze della città, delle scritte indecenti sui muri, dei motorini parcheggiati da tutte le parti, delle rue del centro trasformate in orinatoi, delle rue affollate dal traffico, ecc, ecc.
Per tornare al verde, ci piace ricordare la questione di alcuni anni fa relativa al progetto di recupero di via Piave. Rappresenta un caso eclatante di totale assenza di pianificazione, oltre che di buon senso. Siamo stati interpellati dal comune per suggerimenti su come risolvere il problema della sproporzione fra la dimensione dei platani ed il ridotto spazio a disposizione, problema destinato ad accentuarsi con il passare del tempo. Abbiamo segnalato che alcune piante erano cariate in modo grave, che anche quelle sane avrebbero nel tempo causato grossi problemi e che bisognava studiare un piano di graduale riconversione. Che cosa è stato fatto? Quali grandi esperti sono stati interpellati? Sono state abbattute alcune piante e … udite, udite.. con cosa sono state sostituite? Con piante della stessa specie, ovviamente più giovani di quelle esistenti. Abbiamo misurato la loro distanza dai balconi che, in alcuni punti , è di appena mezzo metro. I problemi si ripeteranno fra alcuni anni, ma tanto sappiamo qual è la filosofia dei nostri miopi amministratori: hanno messo a tacere le proteste e se ne fregano di quello che succederà tra trent'anni. Con un progetto ben studiato all'interno di un piano del verde generale (non ci stancheremo mai di ripeterlo!!), insieme alla capacità e all'umiltà di spiegarlo e condividerlo, la natura in città acquisterebbe il giusto ruolo culturale, sociale ed urbanistico.
La nostra posizione quindi è la seguente. Siamo disposti ad accettare il taglio delle piante solo dopo aver visto un PIANO DEL VERDE che includa il censimento di tutto il patrimonio vegetale urbano, la sua valutazione e l'eventuale compensazione in caso di abbattimento, gli interventi straordinari ed ordinari da effettuare, l'individuazione e progettazione di nuove zone, la gestione del verde. Siamo disposti ad accettare il taglio delle piante vicino a chiese e palazzi solo dopo aver visto sparire le auto. Anche perché un albero, anche quando si tratta di un esemplare di scarso pregio, racconta una storia, fa parte della storia della gente che vive sul posto, svolge funzioni ecologiche importanti; mentre le trenta auto che parcheggiano in piazza Ventidio Basso che cosa raccontano? Forse, togliendo i cipressi a ridosso della chiesa, riusciremo a vedere meglio la sua architettura ma, togliendo le macchine, potremmo vedere finalmente la stupenda piazza con la chiesa, che invece è godibile solo il giorno in cui parte la quintana.
È sempre un problema di calcolo COSTI-BENEFICI.
Per concludere, ci rivolgiamo con speranza al solerte e grintoso Travanti, pronto a giustificare ogni suo intervento ed a scagliarsi contro qualsiasi persona che provi ad esprimere educatamente il proprio dissenso, affinché possa ridurre o meglio eliminare le macchine che soffocano le chiese e i monumenti. E non ci dica che non è di sua competenza, perché i cipressi possono ancora aspettare qualche anno!
ASCOLI PICENO 13/01/10
COMITATO GIGARO88

Nuovi volumi crescono in pieno centro storico!!
A pochi metri da Piazza del Popolo!!
Lettera ricevuta il 2 gennaio 2010
Forse é una segnalazione inutile visto, che i nostri amministratori, sebbene mirino il traguardo di inserire la nostra bella Ascoli come patrimonio dell'UNESCO, perseguitano ed insistono ancora, nel concedere autorizzazioni a BOX o GAZEBO, come si preferisce definirle,nel cuore della città adiacente la nostra Piazza del popolo; mi riferisco a quello del caffé o BarLori, con tanto di bandiera a perimetrare l'arco del portico per l'insegna!!!!! roba da non crederci. Ma ancor di peggio avverrà a breve con altro BOX/GAZEBO di fronte o quasi il Tempio di San Francesco, dove ora sono sorte delle FIORIERE addirittura di BAMBU'e al posto delle quali verrà inserito un altro bel BOX/GAZEBO!!! Aspettate per crederci, purtroppo.
Un cittadino indignato.



Un altro intervento del Prof. Gaetano Rinaldi

Vice-Presidente Nazionale di Italia Nostra
Intervento del 22 Maggio 2008

Ritorna il Piano Regolatore di Ascoli.

Dopo un lungo periodo di silenzio si torna a parlare del nuovo Piano Regolatore di Ascoli.
Le novità preannunciate , peraltro, non inducono all'ottimismo. Non sembra, infatti, che si voglia porre alla base della nuova pianificazione urbanistica il problema della funzione che si propone per la città per farle riacquistare il ruolo che le compete, specie in una situazione come quella che si sta venendo a determinare per la ormai imminente divisione della Provincia.
Come avviene di norma in ogni angolo d'Italia si parla solo di nuove edificazioni, del reperimento di nuove aree dove consentire lottizzazioni , dell'ipotesi di portare la popolazione della città a 75 mila abitanti( forse incrementando il numero dei migranti o dei Rom?).
Così si pensa all'edificazione nelle frazioni, all'occupazione dell'area di Campolungo , all'utilizzazione dell'area ex Carbon e quant'altro.
Quanto sostenuto dal Prof. Cervellati nel preliminare del Piano Regolatore Generale, già presentato dieci anni fa, all'epoca della Giunta Allevi, e cioè che il territorio di Ascoli risultava già eccessivamente urbanizzato e che quindi si trattava di procedere alla riqualificazione e al restauro urbano ed ambientale, prevedendo prioritariamente una progressiva riutilizzazione degli edifici già esistenti, con particolare riferimento a quelli del centro storico, a quanto pare non rappresenterebbe più la proposta qualificante del tipo di sviluppo della città.
In pratica , come avviene normalmente nel nostro amato paese, si fa dipendere lo sviluppo solo dall'incremento edificatorio.
E' quello che è avvenuto a Roma, dove, a quanto sembra, pur in una fase di contrazione del numero di abitanti, è stata prevista l'edificazione di edifici per un numero esorbitante di abitanti, prevedendo l'occupazione di parti considerevoli dell'agro romano, denso di memorie storiche e di valori ambientali eccezionali.
E' la stessa cosa che avverrebbe ad Ascoli, dimenticando che la nostra città potrebbe riacquistare il ruolo e la funzione che merita, solo utilizzando e salvaguardando al meglio le sue risorse culturali e ambientali di pregio che l'arricchiscono e la distinguono in tutta la fascia del medio adriatico.
In una conferenza dedicata all'argomento la Sezione di Italia Nostra indicò proprio nell'Opzione Culturale l'unica possibilità che poteva consentire alla città di riacquistare un ambito di influenza più ampio di quello delimitato dalla esigua dimensione amministrativa, ambito di influenza che aveva caratterizzato la città nei tre momenti di suo più grande splendore : periodo piceno, quando era la capitale della gente picena; periodo romano e periodo che va dal 1100-1200 al 1500..
Poi c'è stata una precisa definizione dei confini , con l' assoggettamento conclamato allo Stato Pontificio; e l'ambito di influenza della città si è ridotto progressivamente sino alla crisi attuale.
In realtà bisogna riconoscere che nel periodo che va dal 1500 al momento dell'unificazione dell'Italia la forza propulsiva della città si è ridotta, con il prevalere dell'attività agricola svolta con il sistema della mezzadria. E' comunque rimasta una civiltà nella gestione del territorio da parte di una nobiltà, che, pur in un contesto periferico, ha conservato in pieno l'amore per il bello e per il territorio.
Da qui la realizzazione di un numero notevole di edifici di grande qualità nel centro storico, la costruzione di due teatri , la realizzazione di un sistema di ville , che , pur in una situazione di grande degrado, ancora sono presenti in tutta la valle del Tronto da Porto d'Ascoli sino a Mozzano ed oltre.
Pur in un ambito più ristretto Ascoli ha ,comunque, conservato una sua centralità e una funzione di piccola capitale del territorio Piceno.
Le cose sono cambiate sostanzialmente con la unificazione dell'Italia. Infatti, dopo questo evento, i collegamenti nord sud che prima prevedevano necessariamente il passaggio per Ascoli dove erano presenti i ponti e le strade, si sono spostati verso la costa dove vennero realizzate la ferrovia e la strada nazionale Adriatica.
Ciò ha comportato il progressivo spostamento verso il mare delle funzioni commerciali, dei servizi e della forza di attrazione.
Capacità di attrazione non compensata dalla presenza degli apparati burocratici della nuova Provincia di Ascoli, che anzi hanno contribuito, entro certi limiti, a bloccare ulteriormente la forza propulsiva della città , caratterizzata ormai dai tipici modi di essere di una sonnolenta e bloccata vita di provincia interna.
Deve convenirsi peraltro che anche in questo periodo più sonnolento la civiltà architettonica della città ha conservato un certo smalto. Basti a riguardo ammirare l'eleganza della Piazza Simonetti su cui si affacciano alcuni edifici realizzati nello stile eclettico e liberty ( tra cui il Cinema Olimpia dell 'Arch. Pilotti, ora in condizione di estremo degrado e di cui si può ben a ragione temere la distruzione).
Trascorso velocemente il periodo del ventennio ( almeno per noi che non eravamo presenti) con alcuni interventi architettonici significativi, è arrivato il dopoguerra in cui si è verificata una straordinaria espansione urbanistica di consumo, certamente di qualità scadente, che ha occupato tutti i lembi pianeggianti del territorio , con una progressiva attenzione alle parti collinari.
Questa espansione ha determinato un ulteriore fenomeno, da aggiungere a quello della privazione della forza di attrazione della città capoluogo. Infatti l'espansione ha contribuito a privare di forza di attrazione e di spinta vitale anche il centro storico che è in buona parte privo di abitanti ed è diventato sostanzialmente la periferia di tutto il tessuto urbano.
Si tratta, quindi, nella elaborazione del nuovo piano regolatore di dare un duplice risposta.
Come ridare vitalità e forza d'attrazione al centro storico rispetto al complessivo attuale sistema urbano di Ascoli caratterizzato da una progressiva espansione verso est, dove necessariamente va a confrontarsi con nuclei abitati dotati di una forza di attrazione ben più consistente e poderosa (si legga San Benedetto e Riviera delle Palme), senza dimenticare il fenomeno inquietante dei “ non luoghi” rappresentati dai nuovi “abominevoli” (dal punto di vista architettonico ed ambientale) centri commerciali:
Come ridare centralità e capacità di attrazione a tutta la città di Ascoli nei confronti di un territorio che non sia solo quello di stretta competenza amministrativa della città ?
Sono, certamente, problemi di notevole complessità , che richiedono approfondimenti adeguati,una mentalità aperta all'innovazione, il rifiuto di soluzioni regressive .
Una risposta positiva non sarebbe certamente quella che prevede una ulteriore espansione edilizia nelle residue aree libere del territorio di Ascoli verso Est (Zona di Campolungo e quant'altro). Così come non contribuirebbe a ridare vitalità al centro storico l'abnorme cubatura prevista per il cosiddetto centro direzionale di Viale Indipendenza, che, approvato in un primo momento solo per ospitare uffici ed esercizi commerciali, si vorrebbe ora destinare alla residenzialità . Ci chiediamo allora, se spostiamo gli abitanti e le attività lontano dal centro, questo come viene utilizzato?
E' forse sufficiente organizzare la Sagra del Fritto Misto per ridare vitalità a questa parte fondamentale del tessuto urbano ?
Cosa ne facciamo delle tante Chiese chiuse al culto, cosa dei tanti Palazzi Nobiliari in condizione di abbandono ? Cosa delle Piazze vuote ?
Sono domande a cui deve essere data una risposta non emotiva, ma razionale ed intelligente.
Una proposta potrebbe forse essere quella della opzione culturale, che significherebbe in primo luogo salvaguardia e riqualificazione con accorta intelligenza del tessuto urbano esistente, in particolare del centro storico, avendo peraltro cura di evitare un ulteriore occupazione delle residuali aree libere della parte pianeggiante della Valle del Tronto, non consentendo l'ulteriore edificazione delle aree collinari che circondano la città e che formano un quinta fondamentale del paesaggio urbano di Ascoli.
A questo proposito , ben sapendo che l'eventuale destinazione a verde pubblico di tutte queste aree non potrebbe consentire, per l'assoluta mancanza di fondi , la loro effettiva utilizzazione, si potrebbe ottenere lo stesso risultato adottando le stesse procedure seguite dalla civilissima Ferrara che, prima città in Italia, ha vincolato circa 1800 ettari di terreno con il sistema della cosiddetta “Addizione Verde”. In pratica tutta la vasta area che si estende da Ferrara al Fiume Po è stata assoggettata ad una serie di vincoli di utilizzazione che ne consentano la salvaguardia e riqualificazione, privilegiando forme di agricoltura biologica, il rispetto di forme colturali tradizionali e quant'altro, lasciandone la proprietà e la gestione ai legittimi proprietari, vincolati al rispetto delle prescrizioni ed indicazioni del piano e in pari tempo avvantaggiati da una normativa fiscale di favore e dall'erogazione di fondi comunitari.
Il piano prevede inoltre una fruizione non invasiva dei luoghi da parte del pubblico e la gestione diretta e pubblica solo di un'area di circa 80 ettari.
Così Ferrara che si è dato il primo Piano Regolatore della storia con la cosiddetta Addizione Erculea, con questa iniziativa si è posta ancora una volta all'attenzione ed ammirazione del mondo intero come antesignana della gestione civile ed intelligente del proprio territorio.
E i risultati positivi si vedono .Ferrara diventa progressivamente una città meta del turismo culturale e di qualità , tanto da essere stata scelta come sede italiana dell'Eremitage di San Pietroburgo.
Non appare inopportuno accennare brevemente anche alla questione di Camplungo. Questa zona di Ascoli rappresenta indiscutibilmente uno degli angoli più densi di valori storico ambientali e va salvaguardata nella sua integrità, anche perché è l'unica area contigua alle Ville storiche della Valle del Tronto, ancora rimasta fortunatamente integra stente la proprietà pubblica dell'area.
Se si volesse, come sarebbe opportuno, procedere alla creazione di una rete o percorso delle ville nobiliari, per consentirne almeno una fruizione visiva, partendo da Cupramarittima sino a quelle di Mozzano per arrivare ai due Parchi Nazionali, l'area di Campolungo assumerebbe necessariamente la posizione centrale e diventerebbe il punto di riferimento indispensabile di questo patrimonio irripetibile.
La distruzione di questa area sarebbe, dal punto di vista ambientale e storico, una vera e propria iattura, che va assolutamente evitata.
L'opzione culturale significa altresì tutela, valorizzazione e fruizione della pregiate risorse culturali del territorio, che comprendono come è noto il patrimonio storico artistico architettonico, il patrimonio naturalistico e quello delle tradizioni antropiche, con la realizzazione del Distretto Culturale Piceno, sulla base delle indicazioni che verranno fornite dallo studio di pre-fattibilità , che sta effettuando la Sezione di Italia Nostra.
Rimane naturalmente fondamentale in questa prospettiva anche la valorizzazione del sistema universitario piceno, che, a nostro parere, dovrà evitare di disperdere le scarse risorse nell'attivazione di corsi di laurea non si sa quanto funzionali allo sviluppo del territorio, approfittando, invece, della presenza della Facoltà di Architettura, per realizzare un vero e proprio Politecnico delle Discipline Architettoniche (con la creazione di corsi di laurea, master e quant'altro che coprano tutti i campi di questi affascinanti ambiti di studio e ricerca), che, inserito in un contesto ambientale ed urbano così pregiato come quello piceno, in tempi brevi potrebbe far diventare Ascoli una meta di studenti e studiosi provenienti da tutto il mondo (consentendo l'utilizzazione adeguata di tanti edifici di qualità, di cui ora non si riesce a pensarne un uso se non quello residenziale- si veda il caso del Palazzo Sgariglia che vedrà disintegrata la sua struttura elegante, ricca di sale affrescate, scaloni ed altri ambienti di pregio, per diventare un'anonima struttura per ospitare studenti)
Almeno una volta non sarebbe inopportuno pensare in grande!
Per finire va riconosciuto che una della cause che ha favorito lo sviluppo della città nei periodi di più grande splendore è stata la presenza delle strade e dei ponti.
E' evidente quindi la necessità di un impegno grande per dotare Ascoli di una infrastruttura fondamentale.
Parliamo della ferrovia dei Due Mari. A questa “utopia” devono credere almeno gli Ascolani.
Nel piano regolatore si preveda , quindi, questa infrastruttura , indicando almeno il sistema di attraversamento della città.
Ci sia , poi, un impegno concorde per chiederne la realizzazione, limitandola in un primo momento sino ai due Parchi Nazionali, indicandola come la Ferrovia dei Due Parchi.
Giunti ad Amatrice può darsi che anche i meno disposti a comprendere l'importanza di questa opera potrebbero ricredersi e incominciare a pensare come i Grandi Romani, che realizzarono la Strada Consolare Salaria.
Prof. Gaetano Rinaldi


Milano, Expo 2015
Un intervento del Prof. Gaetano Rinaldi
Vice-Presidente Nazionale di Italia Nostra

Intervento del 12 Aprile 2008

Ancora una volta sembra che tutti i problemi del nostro paese debbano essere risolti dallo svolgimento di una manifestazione importante di carattere internazionale.
Si ripete , così, quello che si è verificato in occasione delle Olimpiadi, dei Campionati del Mondo di Calcio, delle Colombiadi , dell'Anno Santo e chi più ne ha più ne metta.
I ristretti termini di scadenza degli eventi e delle manifestazioni e la necessità di effettuare i lavori in fretta non consentono di ponderare bene quello che è giusto realizzare e quello che è sbagliato. Si fa tutto in fretta , anche perché tanto è il denaro disponibile e bisogna spenderlo in un modo qualsiasi . Alla fine , terminata la festa e sciolta la neve, appaiono in tutta la loro gravità i danni arrecati, le risorse sprecate, le occasioni mancate.
Purtroppo è il caso di dire: “ infelice il paese che per realizzare le opere necessarie ha bisogno di affidarsi allo svolgimento di eventi eccezionali e di manifestazioni importanti “ .
E' vero invece che la salvezza del nostro paese , il suo autentico rilancio possono avvenire solo se nella programmazione ordinaria si avrà finalmente il coraggio di destinare le risorse al recupero e al restauro delle tante parti del paese negli ultimi 50 anni abbandonati alla più invereconda speculazione , all'edilizia miserabile, alla distruzione più scandalosa.
Salvezza del paese significa creare le condizioni per migliorare la qualità della vita di tutti gli italiani , da quelli che vivono nei luoghi più fortunati a quelli , che sono la maggioranza, abbandonati nelle immense periferie, prive di tutto, dove sono presenti solo immensi falansteri di orripilante bruttezza , vera e propria vergogna per il nostro cosiddetto bel paese.
Salvezza del paese significa migliorare il sistema dei trasporti pubblici, recuperare la fruibilità almeno visiva delle coste oppresse per lo più da una edilizia immonda, limitare il traffico automobilistico nelle città e renderle più sicure in modo da evitare lo stillicidio infame e quotidiano di vittime innocenti , creare delle aree verdi e dei parchi in ogni quartiere , anche in quelli abitati dai diseredati , per abituare tutti i cittadini alla cura e all'amore del bello, curare i corsi d'acqua abbandonati ad un degrado inverecondo etc etc.
Insomma, abbandoniamo queste strade che mai hanno portato a risultati positivi.
Con coerenza e impegno fattivo, ed è questa la vera politica del buon “ fare “, dedichiamoci a questa grande opera di civiltà e di amore per il nostro paese.

Alla fine , ne possiamo essere certi, vivremo tutti meglio, saremo tutti un po più felici e forse , come le mucche allevate in una condizione di migliore decoro e benessere producono più latte e di migliore qualità, anche noi produrremo più ricchezza.





IL TURISMO CULTURALE, una opportunità per Ascoli e il Piceno
Un intervento del Prof. Gaetano Rinaldi
Presidente Italia Nostra di Ascoli Piceno



Il turismo è notoriamente un fenomeno socio-economico particolarmente complesso. Per altro di norma gli addetti ai lavori lo affrontano in maniera inadeguata, fidandosi per lo più di intuizioni estemporanee o effettuando interventi di tipo empirico. Le conseguenze sono intuibili. L'Italia da essere prima meta del Turismo Internazionale, proprio per questi motivi, è passata ora al quarto posto e corre il rischio di retrocedere ulteriormente. La situazione di Ascoli e del Piceno è, se possibile, ancora più grave. Da sempre si è ritenuto che il turismo, in particolare quello culturale, potesse rappresentare una opportunità di sviluppo anche economico rilevante . Ma, tirando le somme, si deve constatare che l'atteso sviluppo non si è ancora concretizzato. Certo è indiscutibile un qualche aumento del numero dei visitatori; è evidente la realizzazione da parte di volenterosi privati di strutture di accoglienza; si è proceduto altresì ad un'attività di promozione sostenuta: ma, pur ciò stante, i risultati non possono sicuramente ritenersi esaltanti. È necessario quindi spiegarsi le ragioni di questo parziale insuccesso e individuare interventi più efficaci al fine di ottenere risultati positivi.
Preliminarmente bisogna riconoscere che il turismo culturale privilegia quelle località che sono inserite negli itinerari consolidati storicamente. In Italia sono quelli che fanno parte del cosiddetto “Grand Tour” : Venezia, Firenze, Roma, Pompei, Sicilia. È possibile peraltro che alcune località possano diventare meta di un turismo numeroso, anche se non inserite negli itinerari tradizionali. In questo caso è necessaria la presenza di uno di questi elementi: o deve essere presente un monumento eccezionale (per esempio la Torre di Pisa), o un personaggio eccezionale (per esempio San Francesco da Assisi o San Pio da Pietrelcina), o un evento eccezionale (per esempio il Festival dei Due Mondi di Spoleto). Ascoli e il territorio Piceno sono privi di questi elementi di attrazione, e quindi non riescono a diventare meta di un turismo di visita tale da innescare un processo di sviluppo economico rilevante. D'altra parte non si sa sino a che punto sarebbe positiva questa forma di turismo, per lo più di tipo escursionistico (il cosiddetto “mordi e fuggi”) per una città e un territorio così delicati come sono quelli nostri.
Si tratta quindi di elaborare altre strategie, che consentano di utilizzare in maniera intelligente le risorse culturali del nostro territorio, che sono rappresentate da un patrimonio storico, artistico e architettonico di indubbio valore, da un contesto ambientale particolarmente pregiato e da ricche, antiche e complesse tradizioni antropiche (feste, folklore, artigianato, eno-gastronomia, agro-alimentare,ecc.).
Si tratta cioè di creare un vero e proprio distretto culturale che, valorizzando in maniera sistemica tutte queste risorse, consenta la creazione di un'immagine complessiva di Ascoli e del Piceno capace di sollecitare l'interesse di particolari settori e nicchie del turismo, in modo da privilegiare non le visite veloci di tipo escursionistico, ma la residenza per un periodo maggiore nelle strutture residenziali all'uopo realizzate.
È evidente la complessità del progetto, ma è inutile illudersi, o si opta per questa soluzione di alto profilo o si continuerà a sperare in uno sviluppo turistico che in pratica poi mai si realizzerà.
Ascoli Piceno, li 4 aprile 2008



IL DISTRETTO CULTURALE PICENO
Intervento per Prof. Gaetano Rinaldi
Presidente Italia Nostra Sezione di Ascoli Piceno
Pervenutoci il 31 marzo 2008

Con l'incontro di venerdì 28 marzo nei locali della Sezione in Via dei Sabini 14 si è dato avvio al lavoro di studio di pre-fattibilità del Distretto Culturale Piceno, che la Sezione di Italia Nostra di Ascoli Piceno ha potuto inserire nel suo programma di attività, usufruendo delle offerte dell'innovativo Programma di borse di studio assegnate dalla Provincia per la realizzazione di progetti di esperienza lavorativa per diplomati e laureati.
Si tratta del tentativo di individuare le grandi opportunità che presenta per il territorio la realizzazione del Distretto Culturale, che , come è noto, rappresenta l'omologo nel campo della utilizzazione e fruizione delle risorse culturali , dei tradizionali Distretti Economici, che hanno consentito uno sviluppo economico ed occupazionale straordinario di tante parti del nostro paese.
Realizzando il Distretto Culturale si passa dagli interventi episodici e di tipo puntuale alla formazione di un vero e proprio sistema, che , nel favorire economie di scala, permette la creazione di una ricca filiera produttiva legata ai tre elementi della tutela, valorizzazione e fruizione delle risorse culturali del territorio, che rappresentano l'essenza del progetto. Il lavoro prevede varie tappe. Delineati prioritariamente i confini del Distretto, verranno successivamente individuate le risorse culturali esistenti , che comprendono , come è noto, il patrimonio storico , artistico, urbano ed architettonico, quello naturalistico e quello antropico, nel cui ambito vanno comprese le tradizioni, le feste , il folclore, l'artigianato, l'agro-alimentare, l'eno- gastronoma oltre a tutte quelle attività e manifestazioni di carattere culturale (Festival, rassegne varie, Quintana etc), organizzate durante tutto l'anno.
Fatta questa indagine preliminare, si tratterà di delineare le forme di organizzazione del Distretto e le strategie di tutela, valorizzazione e fruizione delle risorse esistenti al fine di favorire la loro più efficiente utilizzazione e lo sviluppo armonico del territorio , consentendo la formazione di nuove professionalità e la creazione di nuovi posti di lavoro in particolare per i giovani.
Il primo approccio a queste complesse problematiche prevede , peraltro, l'attenta analisi dei numerosi progetti già realizzati sia all'estero e, più recentemente, in Italia .
L'iniziativa della Sezione non può pretendere di essere una risposta esaustiva a tutte le complesse problematiche che la realizzazione di un Distretto Culturale comporta.
Vuole, invece, più semplicemente porsi come un'azione di stimolo e come fonte di conoscenza per sollecitare un maggior coinvolgimento dei cittadini e, in particolare, degli enti locali, che sono gli unici soggetti dotati dei poteri necessari ad dare avvio a questa rivoluzionaria esperienza.
E' quanto già successo in molti luoghi d'Italia e quanto speriamo possa verificarsi anche da noi.
Oltre tutto questa iniziativa non è in contrasto con quella del Distretto Culturale Avanzato che porta avanti intelligentemente il CUP , trattandosi , invece, di proposte sicuramente complementari.
Anzi è da riconoscersi che in un territorio più sviluppato, più tutelato , più ricco e con una migliore qualità della vita , come è quello in cui viene realizzato un Distretto Culturale Tradizionale si creano le condizioni favorevoli ad attirare i talenti più dinamici e più aperti all'innovazione , che sono il fondamento indispensabile per la realizzazione del Distretto Culturale Avanzato o della Conoscenza .
La Sezione di Italia Nostra non può non rivolgere l'invito a tutti i giovani , sia per l'età sia per le proprie fresche attitudini intellettuali, a mettersi in contatto con i responsabili dell'Associazione per collaborare , naturalmente nello spirito del volontariato , allo sviluppo di questa entusiasmante iniziativa .
E' certo che ne deriveranno per tutti , in particolare per i giovani più dotati e preparati , dei risultati inimmaginabili.
Si tratta solo di credere che possa aprirsi per la nostra città e per il territorio una nuova prospettiva di sviluppo , che le tante ricchezze presenti e la sua ricca storia giustificano ampiamente.

Altri due recenti interventi del Prof. Gaetano Rinaldi
Presidente Italia Nostra di Ascoli Piceno
pervenutici il 19 marzo 2008

La tramvia di Firenze e il Battistero di Ascoli Piceno

Ad Ascoli tanto tempo fa è successo qualcosa che per certi aspetti potrebbe somigliare alla questione della tranvia di Firenze.
Ebbene ad Ascoli l'unica strada di attraversamento della città prevedeva il transito di tutto il traffico, pubblico e privato, ai lati del Battistero medievale , utilizzato come un elegante spartitraffico e poi nella centrale Piazza Arringo.
Mai e poi mai si sarebbe potuto pensare a modificare questa situazione.
Poi un assessore al traffico, già un tempo Presidente della Sezione di Italia Nostra, riuscì a convincere la Giunta di cui faceva parte che era giunto ora di adottare un provvedimento di civiltà e rivoluzionario. Il Battistero non doveva essere più uno spartitraffico e Piazza Arringo doveva finalmente riacquistare la sua funzione e la sua monumentalità, eliminando anche l'immondo parcheggio che la deturpava.
Immaginate le reazioni: la città muore, come faremo ad andare da un punto all'altro della città, come potremo andare a messa, come potremo recarci ad acquistare le sigarette e chi ne più ne metta. Non parliamo poi della politica!
Un fatto è certo: quando si trattò di rinnovare il Consiglio Comunale, la Giunta che si era permessa di adottare un provvedimento cosi rivoluzionario fu sonoramente punita da quelli che promettevano di riaprire subito al traffico il centro storico, di riutilizzare come elegante spartitraffico il Battistero e di riportare le auto in Piazza Arringo, sin sulle porte del Duomo e del Palazzo Comunale.
Questo provvedimento di riapertura, peraltro, non poté essere adottato immediatamente in quanto era necessario procedere alla nuova pavimentazione della piazza. Quindi, volenti o nolenti, per circa un anno si protrasse il provvedimento di chiusura al traffico automobilistico del centro storico.
La gente , la famosa gente di cui tanto spesso si temono reazioni negative, nel frattempo notava che la piazza era realmente più bella, che acquistava una dimensione metafisica mai notata prima, che i negozi facevano affari più di prima, che venivano inaugurati nuovi bar sempre pieni di clienti. Insomma una città più vivibile e un successo da non credere.
La Sezione di Italia Nostra, nel timore che si potesse veramente riaprire al traffico questo spazio fondamentale della città, ritenne di iniziare una raccolta di firme per scongiurare le autorità di non commettere un errore fatale. In pochi giorni furono raccolte oltre 2000 firme. Lo stesso parroco del Duomo dichiarò ai fedeli che mai e poi mai si sarebbe dovuto tornare indietro.
Un fatto è certo: tutti i visitatori di Ascoli quando giungevano in città si chiedevano meravigliati se si trattava per caso di un'altra città, tanto restavano incantati da questa straordinaria trasformazione e si ripetevano che con tanto poco era stato possibile ottenere un risultato così grande.
Fatto sta che la parte politica che aveva vinto le elezioni promettendo di riaprire al traffico la piazza centrale, per averne , poi, mantenuto la chiusura, rivinse le elezioni.
Vorrei chiedere, a conclusione di questa piccola storia: è proprio necessario che il tram, il bus o le auto, la tranvia arrivino sin nel Battistero di Firenze o nel Duomo Cittadino ?
Non si potrebbe creare una grande zona di rispetto pedonalizzandola integralmente per ridare alla città lo splendore e la dignità che le spettano?
Può darsi che qualche visitatore del “turisdotto“ debba fare qualche passo in più a piedi, o magari qualcuno non verrà a Firenze: non credo però che ciò debba creare delle preoccupazioni. Forse diminuirà la quantità di turisti, forse verrà venduto qualche trancio di pizza in meno, ma certamente aumenterà la qualità ed è questo che deve, a mio parere, essere la meta cui si deve tendere.
Vorrei approfittare dell'occasione per fare un 'altra piccola osservazione.
E' vero che il nostro paese è pieno di opere d'arte e di ciò non riusciamo mai a farcene capaci.
Così, sovente, queste opere le abbandoniamo al degrado .
Ma quando si tratta di un'opera di Michelangelo, ciò non dovrebbe proprio accadere.
Ebbene considerate che Porta Pia, la famosa opera del gigante di Caprese, viene impunemente utilizzata come un elegante spartitraffico, così come accadeva per il Battistero di Ascoli, senza che nessuno trovi niente da ridire su questa invereconda utilizzazione.
Sembra tutto normale ed irrimediabile. Così le auto transitano ai lati dell'insigne monumento e poi scorazzano per Via XX Settembre e magari investono sulle strisce pedonali anche alte personalità.
Veramente un bel nostro. Non penso che non ci sia veramente altro da aggiungere.
Gaetano Rinaldi - Presidente della Sezione di Italia Nostra di Ascoli Piceno

UN PAESE DA SALVARE
La perfida criminalità dei piromani, l'ingordigia insaziabile della speculazione, l'egoismo senza limiti, l'odio e il ribrezzo per la cultura, la disaffezione al bello, l'amoralità diffusa, troppe sono le gravi malattie che debilitano il nostro paese.
Ormai non è più possibile pensare che si tratti di un malessere passeggero, di un'indisposizione temporanea.
C'è qualcosa di grave, di profondo, che mina, sin dalle fondamenta, la solidità della nostra struttura sociale.
Non è possibile, infatti, che in un paese normale si presentino, nello stesso momento e contemporaneamente in tute le sue zone, tanti criminali, che gioiscono nel distruggere l'anima e l'immagine dei luoghi dove hanno visto la luce, nell'annientare il fascino del paesaggio, che godano per la morte di poveri esseri indifesi.
Se ciò accade ci deve essere per forza un qualcosa di veramente grave che ha annientato tutti i sistemi di relazione, ha fatto crescere l'odio per tutto e per tutti, ha portato tanti essere umani a desiderare la distruzione di tutto.
Ma, chiediamo, non è forse la stessa malattia che spinge gli speculatori ad aggredire con perfida ingordigia i posti più belli del paese, a violare i luoghi più preziosi, a violentare i paesaggi più incantevoli, a distruggere le vestigia della memoria dei nostri avi?
Non è forse la stessa insana malattia che spinge tanti nostri concittadini a considerare il sacro suolo della patria come un'enorme pattumiera, abbandonando nei campi coltivati i rifiuti velenosi e pericolosi per la salute, nelle strade cittadine l'immondizia più puzzolente, nelle spiagge più incantevoli e nei boschi fiabeschi bottiglie di plastica, pneumatici, cartacce e tutto quanto è possibile?
Non è forse la stessa malattia che tende a far privilegiare solo e sempre l'interesse privato, il proprio egoistico tornaconto, che ci induce solo e sempre a fare ciò che ci fa più comodo (utilizzare l'auto anche per recarsi nei luoghi più intimi delle città, danneggiare e sporcare i giardini pubblici, calpestare le aiuole fiorite, rompere le panchine, insozzare le mura comprese quelle degli edifici e dei monumenti più preziosi)?
Se tutto quanto sopra elencato è vero, come purtroppo è vero, bisogna prenderne atto.
Bisogna finalmente cercare di comprendere perché tutto ciò accade, prima che sia troppo tardi (e forse già lo è).
Bisogna che questa analisi venga fatta, prioritariamente, dalla cosiddetta “classe dirigente“.
Se si concorda infatti con la verità profonda del detto popolare che “il pesce puzza dalla testa “, allora bisogna convenire che quest'ultima deve per prima guardarsi allo specchio per vedere l'essenza vera della propria immagine, per scoprire le proprie colpe e assumersi le proprie responsabilità.
Deve, quindi, fornire un esempio forte alla popolazione guidata, modificando sostanzialmente il proprio comportamento , rinunziando da subito ai tanti e sovente vergognosi privilegi, quelli che colpiscono l'immaginazione popolare, inducendo ad un atteggiamento di sostanziale amoralità, quello condensato nella storica frase “ Franza o Spagna purché se magna “.
La cosiddetta “ classe dirigente “ deve rinunziare alle troppe scandalose prebende, che hanno ormai determinato una situazione di estrema disparità tra chi troppo ha e chi non ha niente.
Forse, partendo da questo sacrificio iniziale, dando l'esempio, potrà avviarsi finalmente un processo di rigenerazione morale del paese.
E le risorse, le intelligenze, potranno finalmente essere utilizzate, non solo ed esclusivamente per aumentare la ricchezza privata, come avviene ora, bensì per far crescere il benessere collettivo.
Gaetano Rinaldi – Presidente della Sezione di Italia Nostra di Ascoli Piceno


Due interventi del Prof. Gaetano Rinaldi
Presidente Italia Nostra di Ascoli Piceno
pervenutici a fine Giugno 2006

NOTIZIE SUL CINEMA OLIMPIA

L'Olimpia è il primo cinema di Ascoli di nuova costruzione . Venne inaugurato nell'aprile del 1915 , quindi pochi anni dopo l ' invenzione dei Fratelli Lumiére .
Promotori dell'iniziativa furono gli imprenditori Romano Ferri , Leopoldo Sestili e Pietro Angelini .
Dal dicembre 1922 la direzione del locale fu affidata ad Egidio Malagrida dalla Casa Cinematografica Soc.Anonima Stefano Pittaluga , che era subentrata nella gestione del locale .
Questa gestione proseguì per parecchi anni e vide il passaggio dal cinema muto , quando la proiezione delle immagini sullo schermo era accompagnata dalle note di un pianoforte sistemato ai piedi del palcoscenico , a quello sonoro , con il films cantati e parlati .
Intensa appare l'attività dell'Olimpia con i tanti nuovi gestori , tra cui si devono citare Luigi Mariani in collaborazione con Davide Ciampini , Pippo Tamburri fino a Sandro Mariani .
Nel 1984 ,divenuto inagibile ,il cinema Olimpia venne chiuso , anche perchè nel frattempo il centro storico si era spopolato e la televisione aveva sostituito , nei gusti del pubblico , l'incanto e il fascino delle sale cinematografiche .
Così dopo 70 anni di vita ,si estingueva una tradizione , un vero e proprio rito ,che aveva visto gran parte della popolazione di Ascoli e dei paesi vicini frequentare questo locale e gli altri cinema presenti nel centro storico .
Le luci del locale si sono spente definitivamente e le immagini delle locandine esposte all'ingresso e nella sala di attesa , che davano colore e vita alla strada , sono sparite .
E insieme al centro di aggregazione e di incontri , l'azione inesorabile del tempo ha incominciato a provocare la distruzione fisica di un locale , realizzato da un valente architetto Piceno , Vincenzo Pilotti , che , dopo avere insegnato negli Istituti Tecnici di Ascoli , fu professore straordinario di Architettura a Cagliari , per ricoprire poi la stessa cattedra a Pisa sino al 1942 , con la nomina finale a professore emerito .
E' notoria la quantità di edifici importanti realizzati dal Pilotti in tutta Italia , da Pisa a Viareggio ,a Pescara ,a Teramo e naturalmente ad Ascoli .
Di formazione classica , il Pilotti iniziò la sua attività nell'atmosfera delle tendenze eccletiche .
Risentì , altresì , del nuovo clima culturale italiano ed europeo e delle nuove tendenze soprattutto austriache ., subendo gli influssi della Secessione Viennese di Hoffman ,Olbrich e Wagner e dello stile floreale di Basile , D'Aronco e Sommaruga .
Sono appunto gli elementi utilizzati nell'impostazione formale del Cinema Olimpia .
Non ancora terminata la facciata del Cinema che si affacciava sulla Via Meridiana nel 1927 , l'attuale Corso Trento e Trieste , venne completata successivamente con la collaborazione del pittore , incisore ceramista e critico d'arte Aldo Castelli , che realizzò i medaglioni , le maschere e le decorazioni sui conci di chiave delle finestre al primo piano .
Nel 1930 il cinema Olimpia rimase di nuovo chiuso per lavori di trasformazione e abbellimento , con la sostanziale trasformazione della sala e l'abbattimento del loggione sostituito da una galleria mistilinea e l'allungamento della platea divida in due settori , per i primi e i secondi posti .
I lavori vennero diretti dal geometra Cirillo Cappelli , mentre il soffitto e le pareti vennero ricoperti con pannelli antiacustici , decorati dal pittore Tebaldi , che dipinse anche la caratteristica e futurista sala di aspetto più ampia e funzionale. Altri lavori vennero eseguiti nel 1953 con la sostituzione della solaio a copertura piana con altro con doppia falda a capriate .
I lavori eseguiti consentirono una sostanziale rimessa a nuovo del locale , che acquistò un aspetto modernissimo e particolarmente funzionale .
I lavori interessarono anche i vari negozi che si affacciano su Corso Trieste e in particolare riguardarono quello , particolarmente caratteristico , utilizzato come Salone da barba sino agli anni '80.
Ora tutto l'edificio è in una condizione di abbandono totale . Solo un progetto di uso intelligente , quale la destinazione ad Auditorium multimediale dell'Università , o , nel caso questo percorso si dovesse rivelare impercorribile , il recupero dell'immobile per riutilizzarlo come locale cinematografico coinvolgendo nell'operazione tutta la cittadinanza con una sorta di azionierato popolare ,potrebbe consentire la salvezza di questo prestigioso edificio . .
Si comprendono le difficoltà della realizzazione di queste proposte , ma è sicuro che , se si vuole veramente raggiungere un risultato , si riescono ad individuare i percorsi e le strategie efficaci.
Differentemente si otterrà solo il risultato della scomparsa di questo importante monumento e la distruzione di un'altra pagina della memoria storica cittadina .

CHIOSTRO MINORE DEL TEMPIO MONUMENTALE DI
SAN FRANCESCO IN ASCOLI PICENO

Come è noto in questi giorni si stanno effettuando i lavori di restauro e sistemazione del Chiostro Grande del Tempio di San Francesco . Opera indiscutibilmente necessaria e meritoria , che contribuirà a valorizzare ulteriormente uno degli angoli più incantevoli del Centro Storico di Ascoli Piceno .
Ma basta allontanarsi di pochi metri e constatare come giaccia in una condizione di totale abbandono , di pericolo di crollo e di minaccia all'incolumità delle persone l'attiguo Chiostro Piccolo .
E' vero che quest'ultimo pare che attualmente sia di proprietà privata e che addirittura non sembri nemmeno incluso nell'elenco dei beni soggetti a tutela , che dovrebbe comprendere normalmente tutti i monumenti e luoghi d'arte più importanti e preziosi del nostro paese ( e questo chiostro è indiscutibilmente importante e prezioso ) . Ma ciò non giustifica affatto il nostro disinteresse e non ci autorizza ad assistere impassibili alla morte definitiva di tali vestigia.
E' per questo che riteniamo urgente un immediato intervento congiunto di tutte le Autorità preposte alla tutela del nostro patrimonio storico artistico al fine di individuare gli strumenti più urgenti ed efficaci capaci di risolvere questa situazione drammatica.
A riguardo ci permetteremmo di sollecitare un incontro tra i proprietari del Chiostro e i rappresentanti degli organi preposti alla tutela del patrimonio storico artistico per una immediata risoluzione del problema , anche al fine di creare le condizioni per una fruizione di questo bene da parte dei tanti turisti e cittadini , che sicuramente affolleranno il Chiostro Grande quando ne sarà completata l'operazione di recupero .
Riteniamo che una città , che vuole far inserire il proprio centro storico nella lista dei beni patrimonio dell'umanità , meriti sicuramente una più vigile attenzione per quanto riguarda la tutela e salvaguardia dei suoi monumenti ed angoli più pregiati .


Intervento dell'Arch. Vittorio GALANTI
Specialista in Restauro dei Monumenti

Ascoli Piceno, li 03 maggio 2005
Innanzi tutto auguri vivissimi per il sito web che state per inaugurare e che, vi assicuro, seguirò con grande attenzione, conoscendo bene la passione che accomuna le nostre idee. Vi invio allora, come da vostra gentile richiesta, qualche breve, rapida considerazione su uno dei purtroppo vari problemi della nostra meravigliosa Ascoli Piceno, città d'arte che meriterebbe davvero d'essere annoverata tra i patrimoni dell'umanità riconosciuti dall'Unesco.

"Le superfici dei materiali rigidi e porosi esposte all'esterno, come le facciate in travertino della città di Ascoli, subiscono costantemente processi di degrado dipendenti sia da fattori materiali quali composizione e porosità, esposizione o colonizzazioni biologiche, sia artificiali, legate cioè alla storia del manufatto ed agli interventi che ha dovuto sopportare.
Diversi sono oggi i metodi di pulitura di queste superfici ma molto spesso, forse troppo spesso, fattori economici, legati anche alla necessità di una veloce esecuzione, producono episodi di asportazione di materiale e/o creazione di fratture speciali.
Un metodo molto utilizzato è di sicuro la sabbiatura che, può provocare, con una applicazione non controllata ed una mano d'opera non specializzata, la compromissione della conservazione futura della superficie.
E' quindi infine opportuno ricordare che, nonostante la notevole resistenza agli urti superficiali del travertino, quando le energie di impatto risultino comunque eccessive, non solo deturpano la superficie aggravando la "leggibilità" dell'architettura (…quante cornici modanate cancellate!…) ma soprattutto producono riduzioni della resistenza meccanica del materiale che, dopo pochi anni, creano fratture, vie d'accesso all'acqua, accelerazioni di quel degrado che, con un buon intervento di restauro, si sarebbe dovuto perlomeno rallentare."


Intervento del Prof. Umberto CAO
Docente presso la Facoltà di Architettura di Camerino, con sede in Ascoli Piceno

Ascoli Piceno, li 06 maggio 2005
"La Direttrice del Museo Archeologico di Ascoli (Palazzo Panichi), dott.ssa Lucentini, ha necessità di provvedere all'ampliamento, riallestimento e aggiornamento tecnologico degli spazi del Museo. L'iniziativa è importante per due ragioni fondamentali: il Museo Archeologico vuole riammodernarsi e proporsi alla città e ai giovani con nuovi spazi e nuove strumentazioni e deve diventare un Museo vivo per ospitare incontri, conferenze e laboratori.
In accordo con la Soprintendenza Archeologica per le Marche, vista la delicatezza dell'intervento di ampliamento, la Direzione del Museo ha chiesto alla Facoltà di Architettura di Ascoli di elaborare studi architettonici per le possibili soluzioni. Questi studi saranno esposti prima dell'estate nelle sale del Museo e presentati alla cittadinanza, alle associazioni culturali e alle amministrazioni comunali e provinciali. Dopo una attenta valutazione da parte della Soprintendenza Archeologica e della Soprintendenza ai beni Culturali e Ambientali, sarà scelta la soluzione migliore e avviato l'iter per la realizzazione.
La Facoltà di Architettura, attraverso il suo Dipartimento di Progettazione e Costruzione dell'Ambiente, è sempre più impegnata a collaborare con istituzioni e amministrazioni perchè Ascoli non resti "ingessata" nella sua storia, come un grande vecchio e polveroso museo, ma sia una città viva, nella quale non solo possano convivere architettura storica e architettura contemporanea, tradizione e modernità, qualità dell'ambiente e tecnologia, ma anche emergere nuove energie culturali e produttive."


Intervento del Prof. Gaetano Rinaldi
Presidente "Italia Nostra" di Ascoli Piceno

Ascoli Piceno, li 27 maggio 2005
"Il Distretto Culturale rappresenta l'omologo, nel campo delle risorse culturali , dei tradizionali distretti economici e consente il raggiungimento della massa critica per lo sviluppo di attività , che non potrebbero sopravvivere se si facesse ricorso a soli interventi di tipo puntuale senza creare un vero e proprio sistema . Un ulteriore elemento innovativo del Distretto Culturale è rappresentato dalla utilizzazione di fattori tipici locali ,consentendo così un vantaggio competitivo , fondamentale in un contesto economico quale quello della globalizzazione, dove sovente si è perdenti rispetto a realtà economiche , favorite da un costo di produzione più basso ( in proposito è stato coniato il termine " glocalism " ). La tipicità delle nostre risorse culturali consente di riacquistare una maggiore capacità competitiva, a condizione che si sia in grado di valorizzare al meglio queste risorse , promuoverle adeguatamente e renderle fruibili . La presenza ad Ascoli e nel suo comprensorio di pregiate risorse culturali , rappresentate da un patrimonio storico , artistico , urbano ed architettonico di indubbio valore ; da un pregiato contesto ambientale ; da tradizioni antropiche ( religiose , folcloristiche , artigianali , enogastronomiche , agroalimentari etc ) antiche e ricche pone le basi per la creazione di un Distretto Culturale , che potrebbe creare le condizioni per uno sviluppo economico inimmaginabile e la creazione di opportunità occupazionali di grande rilievo con la creazione di nuove e importanti professionalità. A riguardo appare opportuno rilevare che per i circa 110 Distretti potenzialmente realizzabili in Italia si potrebbero creare dai 150 ai 200 mila posti di lavoro .In particolare per quello ascolano si potrebbero creare quasi 1500 posti di lavoro , includendo in questo numero i nuovi occupati del settore turistico di qualità finalmente sviluppato . Quindi una vera e propria manna per una città ,che non offre grandi opportunità occupazionali ai giovani più dotati , che sono costretti a recarsi altro per trovare lavoro , impoverendo così la loro città di origine . Si tratta solo di essere in grado di accettare le nuove sfide ,di essere dotati di una valida capacità creativa e di essere pronti ad accettare nuove idee . Senza dimenticare che il Distretto Culturale fonda la propria filosofia sui principi della tutela , valorizzazione e fruizione di queste risorse , proprio quegli elementi che l'Unesco richiede per prendere eventualmente in considerazione la proposta di inserimento di un sito nella lista del beni patrimonio dell'umanità."




Intervento di Francesco Mannocchi
Ricercatore



Ascoli Piceno, li 10 novembre 2005
In questi giorni i media si stanno occupando del Lisippo, la statua di bronzo che rappresenta un atleta, custodita nel deposito californiano del Paul Getty Museum. La proprietà del prezioso reperto archeologico è rivendicata dalla città di Fano, perché fu un motopeschereccio del posto a “pescarlo” al largo della costa adriatica all'inizio degli anni sessanta. Lisippo era lo scultore greco preferito da Alessandro Magno e forse il più famoso vissuto nel IV secolo a. C.. Per troppo tempo non si è detto dove fossero finite tutte le opere d'arte, in questo caso dipinti, trafugati in Italia e che un tempo erano prevalentemente realizzati per le chiese o per nobili casati. Negli ultimi anni però la musica è cambiata e molte nazioni hanno restituito importanti manufatti al Paese d'origine; il valore storico di qualsiasi reperto d'arte è realmente tale solo se questo é conservato nel luogo dove fu realizzato o quantomeno dove é stato rinvenuto. Poco tempo addietro una ricerca effettuata dal Los Angeles Times e riportata anche dal quotidiano Repubblica, ha reso noto l'esistenza di documenti comprovanti la provenienza illecita della maggior parte delle opere del Getty Museum. Il Times ha tolto il coperchio da una pentola bollente, l'inchiesta del giornale americano potrebbe aprire nuovi spiragli affinché molti capolavori sparsi nei migliori musei del mondo, tornassero nei luoghi originari. Per quanto riguarda il Lisippo, Fano ha già coinvolto il ministro Buttiglione il quale ha dichiarato che si sta attivando in modo che la statua torni in Italia, anche Vittorio Sgarbi interpellato a tal proposito avrebbe detto che “é il momento di insistere per la restituzione”. Il senatore Amedeo Ciccanti potrebbe chiedere al suo amico e ministro Rocco Buttiglione di adoperarsi anche per riavere le nostre opere crivellesche che fanno bella mostra al Louvre e alla National Gallery di Londra. Trattasi nel primo caso di un pannello rappresentante S. Giacomo della Marca, realizzato l'anno dopo la sua morte nel 1477 e venuto in possesso del famoso museo francese nel 1862. Gli altri due dipinti sono: il “Polittico di S. Domenico”, realizzato da Carlo Crivelli per l'omonima chiesa ascolana nel 1476 e il più imponente “l'Annunciazione con S. Emidio”, del 1486. Il Polittico, conosciuto come Demidoff Altarpiece bensì smembrato (la lunetta è finita al Metropolitan Museum of Art di New York), avrebbe per la nostra città un valore sicuramente più grande di quanto non lo abbia a Londra, per il motivo che ho esposto sopra. L' Annunciazione, sarebbe il fiore all'occhiello della nostra Pinacoteca, il dipinto fu commissionato al pittore veneziano dal Vescovo Prospero Caffarelli per l'avvenuta concessione, il 25 marzo del 1482, della Libertas Ecclesiastica. Il capolavoro del Crivelli serviva per l'altare maggiore della erigenda chiesa in onore di Maria S. S., ma successivamente, per la gran festa che ne seguì, diventò per tutti gli ascolani la chiesa dell'Annunziata.

Da "Il Quotidiano.it" di domenica 11 Dicembre 2005:
"La realizzazione del Distretto Culturale
ASCOLI PICENO - Gli strumenti operativi per la realizzazione del Distretto Culturale Piceno.
di Francesca Romana Rinaldi
Definito il concetto di Distretto Culturale ed individuate le risorse culturali che consentono di ipotizzare la sua realizzazione nel comprensorio di Ascoli Piceno, occorre definire le procedure e gli strumenti operativi necessari per conseguire questo prestigioso obiettivo.
E' questa la domanda che rivolgiamo al Presidente della Sezione di Italia Nostra, che ci sta guidando in questo interessante percorso.
Quali sono le procedure e gli strumenti operativi necessari per conseguire questo prestigioso obiettivo?
E' evidente l'importanza dell'argomento. Infatti i prestigiosi risultati che si possono ottenere dalla realizzazione di un Distretto Culturale, dipendono fondamentalmente dalla correttezza delle procedure utilizzate, dalla loro efficacia ed economicità .Lo studio di fattibilità ed il progetto possono essere effettuati o da un soggetto esterno, cui viene conferito l'incarico dagli Enti Locali interessati (così come è avvenuto per il Distretto Culturale della Val Di Noto, che è stato realizzato sulla base del progetto elaborato dall'Associazione Civita); oppure, come sta avvenendo per la Città di Siracusa, con la gestione diretta dell'Ente Locale, che si avvale dei propri apparati amministrativi e di esperti collaboratori .E' fondamentale comunque prevedere una struttura leggera e flessibile, evitando assolutamente la creazione di un ulteriore apparato burocratico, che si vada ad aggiungere a quelli già esistenti. Il Comune capofila o l'eventuale consorzio di comuni dovrà solo conferire l'incarico per la elaborazione del progetto. Al termine, accettate le proposte, si potrà eventualmente creare uno snello Ufficio del Distretto per programmare, coordinare e promuovere l'attività dei soggetti, per lo più privati, che saranno la struttura portante ed operativa del nuovo modello di sviluppo scelto.
Quindi non ci sarebbe alcun impegno economico, finanziario e di altro genere degli Enti Locali?
Un impegno diretto appare sicuramente inopportuno. L'Ente Locale o gli Enti Locali dovranno in primo luogo programmare la loro attività in modo da garantire e favorire l'azione di tutela del territorio, che come è stato prima accennato è l'aspetto qualificante e fondamentale della filosofia del Distretto Culturale. Ciò comporterà naturalmente un programma di gestione del territorio, che non sia in contrasto con le finalità proprie del Distretto. Per il resto è preferibile che i soggetti pubblici favoriscano l'attività degli operatori del Distretto, attraverso la leva fiscale o erogando contributi e finanziamenti a questi ultimi (Fondazioni, che prevedano anche la compartecipazione degli Enti Locali, Associazioni Culturali, Cooperative di giovani, operatori privati), sulla base di convenzioni che individuino i servizi e le attività dagli stessi forniti. E'chiaro che nell'ambito del progetto approvato dovranno sorgere anche delle strutture in grado di fornire agli altri operatori del Distretto strumenti idonei a favorire l ‘efficienza e l'efficacia della loro attività e a consentire l'attivazione e l'utilizzazione dei canali di finanziamento utilizzabili ( per esempio quelli previsti dall'Unione Europea).
Può fare qualche esempio concreto di ciò che dovrebbe avvenire?
Di esempi se ne possono fare tanti. Si va da quelli che attengono alla tutela del patrimonio storico, artistico, architettonico e naturale, a quelli che riguardano la promozione e valorizzazione di iniziative culturali, di attività nel settore enogastronomico o in quello artigianale........."



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